Champions, le italiane fanno cilecca? C'è sempre la scusa della «condizione »

Ieri la Juventus non è riuscita per tutta la partita a fare più di tre passaggi di fila senza ricorrere al lancione. Ci sono limiti tecnici evidenti.

Per fortuna che c'è la Fiorentina. Il Milan che subisce lo Zurigo e che passa anche grazie ai regali altrui. L'Inter, Mourinho lo sa ma non lo dice, che stasera se la vedrà brutta col Rubin. Ma soprattutto la Juve che poteva prenderne sei-sette dal Bayern senza Ribery. E L'Europa che conta, Spagna e Inghilterra ci sbeffeggia nei pronostici per la vittoria della Champions. Nonostante questo l'orticello dei «campioni del mondo siamo noi» sembra recintato col filo spinato. Gli opinionisti a cotanto squallore rispondono sempre col copia e incolla: sono fuori condizione, sono stanchi per la partita di sabato, Diego è fuori posizione... Balle colossali: la verità è che gli altri sono più forti. Punto. Ieri il Manchester United è andato a vincere con 12 riserve in Germania e il Real (a proposito solo ieri è tornato Ronaldo, il Milan ringrazi...) ha ridicolizzato il Marsiglia che a sua volta aveva fatto penare un Milan fortunato. Le squadre spagnole, ma anche russe, ucraine, tedesche, inglesi, cipriote giocano a calcio e non a spallate. Gattuso e Melo se ne facciano una ragione. Ci fosse una italiana che riesce a ad avere un'accettabile possesso palla. Chessò, almeno un 45 per cento. Niente, ci consegniamo sistematicamente allo straniero. Due passaggi e poi il lancio lungo nelle speranza del colpo di culo come ai tempi di Nereo Rocco. Evidenti limiti tecnici dunque perché ormai in Italia si pensa alle barricate, a non far segnare e a correre. Che poi neanche tanto.
Che fare? Negli anni Ottanta Mastro Liedholm rese la sua Roma uno spettacolo impostando il gioco sulla palla a terra. Ripeteva spesso: «Siete bravi a interdire ma qui da voi c'è poca gente che riesce a fare uno stop decente, soprattutto in difesa». E così li faceva palleggiare contro il muro fino al tramonto. La Roma di Liedholm con la sua ragnatela faceva «possesso» e di solito vinceva le partite perché il pallone ce l'aveva sempre lei. Una questione matematica. Le lezione dello svedese è stata imparata da Arrigo Sacchi che ci manca tanto. Ma anche da Guardiola che riesce a far toccare la palla dai suoi anche per nove minuti di fila (contro l'Inter). Dunque prima che sia troppo tardi sarebbe il caso di abbandonare gli attrezzi ginnici e tornare a giocare a pallone. Quello rotondo sul campo verde.