Champions League Biglietti introvabili? Ecco i web-bagarini

ASTA Su internet anche 2500 euro per un tagliando di Monte Mario

Anche 2500 euro per un tagliando di tribuna Monte Mario, quasi 1900 per una Tevere e fino a 1500 per i distinti. Oltre dieci volte il prezzo originale, quello che gli inglesi chiamano face value, il «valore della faccia» secondo la traduzione un po’ allegra dei bagarini nostrani. Ecco il grande business dei biglietti, introvabili tramite i canali ufficiali, per la finale di Champions League dell’Olimpico: una via aurea, lastricata di guadagni facili, che ubbidisce alle ferree leggi della domanda (smisurata) e dell’offerta (molto scarsa).
Gli affari non si concludono più tra i marmi anneriti del Foro Italico. Oggi si fa tutto tramite internet e le mail, al massimo con i cellulari. L’anonimato è garantito, il rischio di prendere bidoni aumenta. In prima fila c’è un nocciolo duro di siti stranieri, alcuni con succursali italiane, che garantiscono disponibilità piena in ogni settore e consegna tramite corriere. Basta inserire su un motore di ricerca la stringa «Champions League tickets» e c’è l’imbarazzo della scelta. Imbarazzo che cresce leggendo le pretese degli stessi portali: uno dei più famosi, e siamo nella media, chiede 1995 euro per una categoria 1 e 1295 euro per una categoria 2. Che l’Uefa ha staccato, poche settimane fa tramite sorteggio, rispettivamente a 200 e 140 euro.
Meglio allora spostarsi su soluzioni casalinghe, soprattutto romane. Gli indirizzi sono quelli dove di solito si vendono fumetti usati e cianfrusaglie altrimenti da buttar via. Su Kijiji.it, Bakeca.it o Portaportese.it è un fiorire di proposte. E la moda non risparmia nemmeno la sezione degli annunci di un celebre quotidiano capitolino. Gli amministratori fanno il possibile per rimuovere le inserzioni, tutte illecite, ma passano un paio d’ore e quelle ricompaiono come funghi. Qualcuno, disperato, scrive: «Compro biglietti a prezzi decenti, qualsiasi settore». Ma è un urlo che si perde nel vuoto, visto che gli utenti, comunque più ragionevoli degli omologhi d’Oltralpe, chiedono 1000 euro per un ingresso in Tevere o 1500 per una Monte Mario. E i bagarini di professione? Si fregano le mani: uno offre 750 euro in contanti per una Tevere e la rivende a 1200; un altro paga 400 euro un distinto e lo dà via a 800.
«In questo modo sono tutti contenti», giura uno di loro, che spiega: «L’affare conviene al privato, che ha vinto il sorteggio e può farsi pagare anche il quintuplo di quanto ha speso e conviene a noi, che accontentiamo il tifoso straniero». E i rischi, non solo per la sicurezza, connessi al fatto che tutti i tagliandi sono nominali e non modificabili? «Ricadono - risponde serafico - su chi compra e su chi vende». Basta l’occasione a fare l’uomo bagarino?