Una Champions League per scrittori

N ei Mestieri del libro (Tea) scrive Oliviero Ponte Di Pino che alle fiere tipo Francoforte si dice «non devi venderlo come libro di racconti» per dire «purtroppo sono racconti e come sappiamo i racconti non vendono». Sarà per questo che il gruppo Mauri-Spagnol di cui Di Pino fa parte, come direttore editoriale Garzanti, ha deciso di ripetere il premio Io scrittore, a dieci anni di distanza dalla prima edizione, con una formula diversa e cioè non più la classica raccolta dei racconti vincitori che caratterizza un po’ tutti i premi letterari per inediti e debuttanti (nel 2000 la pubblicò Longanesi) ma con il romanzo. Diverso anche il regolamento.
Più che un premio è un «torneo» e più che un torneo è una champions league letteraria. Nella fase iniziale ci sono tre manche in cui gruppi di quattro concorrenti valutano gli incipit: le opere più votate accedono alla semifinale e i titoli sono resi noti in un evento dedicato al torneo, sabato 15 maggio al Salone del libro di Torino. Ma l’autore resta anonimo. Per evitare strategie di autopromozione. Poi le opere selezionate vengono divise di nuovo tra gruppi di lettura ed entro settembre si arriva alla finale con trenta titoli. Altri due mesi e a fine novembre una giuria composta dal gruppo editoriale designa il vincitore. Siamo già a quota 1456 partecipanti.
«Anche se i racconti non erano affatto male, la raccolta pubblicata nella prima edizione non ha venduto tanto, era editorialmente un assurdo» dice Stefano Mauri presidente e amministratore delegato del gruppo. «Questa volta bisogna presentare un manoscritto adatto alla pubblicazione a sé stante. E siccome siamo bravini a lanciare esordienti è un’ottima opportunità. L’anno scorso abbiamo lanciato tra gli esordienti Donato Carrisi, che con Il suggeritore (Longanesi) ha raggiunto le 200mila copie. Certo è difficile scrivere un buon romanzo ma non si può mai dire. Se va bene è una soddisfazione». Il problema è che pubblicare è già un grande traguardo ma non basta: di debuttanti di successo come Carrisi l’Italia ne sforna massimo uno o due l’anno.
A parte i casi eclatanti, secondo Mauri, «oggi è più facile che un esordiente scali le classifiche, Internet rende il passaparola fulmineo e trasversale». Sarà per questo che la ricerca dell’esordiente, del caso letterario, magari un po’ costruito, domina il panorama editoriale e molti considerati «grandi» sono rimasti fermi alla prima opera (Giordano, Piperno, Saviano e altri), forse per paura di fare flop alla seconda? Avremo una generazione letteraria di eterni debuttanti?
A parte Mattia Signorini che ha pubblicato un romanzo (Severo American Bar) con Pequod e vinto il premio Tondelli, non sembra che gli altri dieci vincitori del torneo del 2000 abbiano fatto molta strada. Questa volta però ci sono altre premesse: il gruppo GeMS comprende oggi molti marchi da Guanda a Corbaccio, passando per Tea, Longanesi, Salani e così via, e i trenta finalisti verranno pubblicati in formato e-book scaricabile dal sito Ibs.it e qualcuno di loro potrebbe strappare un contratto per un libro vero. Il concorso scade il 31 marzo e punta sulla capacità di lettura oltreché di scrittura, con premi in libri per chi si dimostra buon lettore.
«Molti manoscritti arrivano alle case editrici con una lettera nella quale lo scrittore dice che non l’avrebbe mai mandato ma agli amici e parenti è piaciuto molto... Di solito perché o non lo leggono oppure non vogliono essere antipatici» dice Mauri. «Si sa che che chi scrive è anche un buon lettore» dice Ponte Di Pino che pur avendo in catalogo autori che vanno da Capote a Gadda esprime l'esigenza di «voci nuove», che «raccontino il nostro mondo» e «ci facciano scoprire qualcosa di noi stessi».
Il bando si trova su ioscrittore.illibraio.it, sito della rivista Il libraio diretta da Spagnol, mentre nella passata edizione il concorso era legato alla nascita del sito infinitestorie.it. Faranno da padrini con i loro consigli autori come Wilbur Smith, Marco Buticchi, Ildelfonso Falcones, che si rifà giustamente una regola biblica: «Non fare agli altri quello che non vorresti che fosse fatto a te». Scrivi un libro che tu stesso avresti voglia di leggere e questa è in fondo la filosofia dell’iniziativa.
L’idea del torneo, se da un lato ricorda le sfide poetiche del passato, gli agoni tra Omero ed Esiodo, in versione online e popolare, sembra essere la nuova tendenza. Se Milano lancia Io scrittore, Roma rilancia con 8x8. A partire da questi giorni, con scadenza per l’invio dei racconti a fine marzo, si svolgeranno al Caffè Fandango dei reading e cioè delle letture, con votazioni dei partecipanti da parte del pubblico e d’una giuria qualificata, dove compaiono scrittori come Ugo Ricciarelli. Il torneo si chiama 8x8 perché ciascun prescelto (solo otto accedono alla fase reading) ha otto minuti di tempo per leggere e il racconto non può superare le ottomila battute. Ogni serata vedrà la partecipazione di una casa editrice: la prima, il 9 marzo, mininum fax; 23 marzo, Fazi; 6 aprile Nottetempo; 20 aprile Voland; 4 maggio, Fandango. In premio ci sono dei libri, nessuna pubblicazione, ma chissà...