Champions, il Milan stasera a Manchester

I rossoneri cercano il colpo per rispondere allo scudetto nerazzurro. Galliani: "Ma questa volta non siamo i più forti". Contro Cristiano Ronaldo è in palio la finale di Atene. Ancelotti: "Possono decidere il portoghese o Kakà". Gilardino ancora punta unica

Manchester - L’altra Milano del calcio espatria di primo mattino da una città piena di vessilli nerazzurri e da una festa pagana durata tutta la notte. Sembra fatto quasi apposta il viaggio verso l’Inghilterra e la semifinale di Champions league che non è un evento di poco conto, anzi risulterebbe confezionato su misura per mandare di traverso l’impresa tricolore ai morattiani se alla fine giungesse il passaggio verso Atene. Il Milan cerca gloria dalle parti di Manchester dove si colgono, ancora fumanti, i resti della spericolata Roma di Totti e Spalletti, sepolta da una umiliante valanga di gol. È già un mezzo miracolo che il Milan sia arrivato fin qui, al culmine di una stagione piena di cedimenti e di trabocchetti, di infortuni e ritardi clamorosi. E non per inseguire i fantasmi di Vieira, cui Ancelotti dedica un secco e perentorio: «Era meglio se stava zitto».
D’accordo, in coppa Campioni, il suo torneo, dieci finali il marchio di fabbrica, i berlusconiani non hanno quasi mai tradito le attese: lenti e deludenti in campionato, in Europa hanno onorato gli impegni, dal turno preliminare al primato nel girone; saltato a fatica l’ostacolo del Celtic negli ottavi, di slancio quello del Bayern nei quarti. Eppure, al cospetto dell’ultimo Manchester, la vocazione e la maturità dell’armata rossonera non sembrano essere sufficienti per promettere altre due notti epiche. Si comincia dall’Old Trafford stasera, si chiudono i conti tra una settimana a San Siro (già venduti i 67mila e 500 biglietti): dissertare di piccoli vantaggi è un esercizio sterile.

L’United è l’unico squadrone anglosassone allestito con lo stampino italiano: difesa, se al completo, fisicamente forte e ben rodata, attacco veloce, contropiede tagliente, a far brillare il gioco provvede Cristiano Ronaldo, astro nascente del calcio mondiale. «Se ti fai prendere in velocità ti mandano ko», segnalò Shevchenko, premuroso con i suoi amici di Milanello, il pericolo a cui la Roma non riuscì a sottrarsi. Subito il primo gol, invece di restare in partita e di preparare un lento recupero, si lanciò all’assalto garibaldino lasciandosi tagliare a fette dal micidiale contropiede dei Red Devils. Ha perso smalto nelle ultime settimane oltre che importanti pedine del suo sistema di sicurezza, Rio Ferdinand il nome più in vista, ma è guidato da sir Alex Ferguson, definito ieri «un santone» dal suo giovane collega Ancelotti, con qualche giustificata invidia «per il rispetto riscosso presso il proprio club» e la durata del rapporto di fiducia.

Il Milan è l’unico rappresentante del nostro campionato ad avere un vigoroso gene europeo. Pratica un calcio brasiliano, ritmi lenti e cadenzati, bamboleggia col pallone e poi all’improvviso piazza la zampata felina. La mancanza di un vero bomber (Ronaldo è a Parigi per girare spot per conto dell’Onu) non lo deprime perché Kakà, e all’occorrenza Inzaghi o Seedorf, riescono a colmare molte lacune. È reduce da una incoraggiante striscia di successi nel torneo interno esaltati dalla magica serata dell’Allianz Arena, ha recuperato alcuni suoi decisivi esponenti, Nesta e Maldini in difesa, il miglior Pirlo e il centurione Gattuso ma qui bisogna mettere il bavaglio al Manchester, capolista nella premier league davanti al Chelsea del rosicone Mourinho. Due anni fa ce la fece, s’impose con Crespo all’andata e al ritorno. Ma era un altro Manchester, Cristiano Ronaldo un ragazzino agli esordi. «Tra Bayern e Milan eravamo noi i più forti e lo dissi. Non posso ripeterlo questa volta, non per scaramanzia ma per realismo» è la confessione di Adriano Galliani. Nella testa oltre che nelle gambe è un altro Milan, fiducia e sicurezza hanno cementato la corazza. Non c’è traccia di euforia, uno stato d’animo pericoloso. «Siamo sereni» conferma Ancelotti che ha un copione collaudato, non deve inventare niente. Squadra bloccata sul 4-4-2, attenzione feroce e tensione delle serate migliori nella speranza di liberare la velocità di Kakà («lui e Cristiano Ronaldo fanno la differenza»). Un solo attaccante davanti, Gilardino, nella speranza che dentro la cattedrale dell’Old Trafford non si smarrisca come un chierichetto.