Champions, è la notte degli esami Inter e Roma, rischi e coraggio

L'Inter deve vincere a Valencia. Mancini: &quot;Non prendiamo altri gol da fessi. Troppi sprechi all'anadata&quot; e chiede a Ibra il primo gol in Europa. In Francia i giallorossi partono dallo 0-0 dell'andata. <a href="/a.pic1?ID=161797" target="_blank"><strong>Spalletti: &quot;Da Totti ci aspettiamo una grande partita&quot;</strong></a>

Valencia - Come andare a riscoprire la magia del Mestalla? Uno stadio dove l’Inter dovrebbe sentirsi a casa sua. Sono sempre stati sorrisi e bon bon, nonostante le brutte facce sulle tribune. Un giorno perfino Cuper, uno che non badava al sottile, si vergognò di uscirne indenne dopo una partita al limite dell’indecenza. Ma stavolta il problema è serio. Mancini lo ha risolto con la semplificazione più illuminata del calcio: «Ci basta vincere. Senza ritornare al famoso 5-1 dell’ultima volta». Il pareggio dell’andata non è un bel compagno di viaggio, i gufi appollaiati sulla spalla della squadra sono lì, pronti a sorridere per dire a tutti: «Visto? L’Europa è un’altra cosa. Cosa sarà mai questa stagione dopo la débâcle in Champions?». Nel tranello c’è quasi cascato anche Moratti, che oggi raggiungerà la squadra e da 15 giorni si sta battendo con tutti gli scongiuri del caso.
E ieri ha fatto sapere: «Il passaggio del turno vale mezza stagione, ma solo in Champions». Dimenticare quel «ma solo in Champions» e restituire la palla a Mancini, è stato tutt’uno col far affiorare qualche stilla di nervosismo. «La stagione è fatta di tre manifestazioni e non credo che una valga metà, un quarto o trequarti. Noi ci teniamo molto a tutte e tre e non pensiamo ai processi che ci potranno cadere addosso se qualcosa andrà male».
A Valencia atmosfera calda in ogni senso: l’altro giorno il termometro segnava 28 gradi, ieri sera è affiorata qualche brezza a ricordare che siamo solo in marzo. L’Inter si è allenata scortata dagli uomini di Luna Rossa e dal solito nugolo di ospiti. Unici esclusi i giornalisti. Mancini ha giocato con le battute, prima di ricominciare a grattarsi la crapa. Ha annunciato che Adriano sarebbe finito in tribuna. «Perché è andato in discoteca», ha soggiunto con un sorriso.
Poi per timor di non esser capito, ha chiarito: «Scherzo! Va in tribuna perché il suo guaio è più grave del previsto». Molta cautela, con l’intento di recuperarlo per il derby. Qualche dubbio a centrocampo nella scelta tra Figo e Solari, ed uno in difesa nell’incertezza tra Burdisso e Maxwell. Nel caso giocassero Burdisso e Figo, il tecnico riproporrebbe la stessa formazione dell’andata con l’unica variante di Dacourt al posto di Cambiasso.
Niente di più se non le avvertenze del caso. Negli ultimi tempi l’Inter sta prendendo gol fessi e qui non può permetterselo. «Appunto perché sono stati così fessi, credo che potremo evitarli», ha ribattuto l’allenatore. Segnare e non farsi segnare, è la legge universale del calcio. Il manuale del successo sicuro.
Bene, come stanare il Valencia? Mancini fa come tutti. Si augura che gli spagnoli caschino nel trabocchetto dell’orgoglio e dimentichino la prudenza che li ha portati lontano. «Dobbiamo vincere, ma anche loro devono giocare per vincere. Sarà una partita aperta. Poi toccherà ai giocatori con più classe fare la differenza. Gli spagnoli hanno un attacco straordinario. Ma se andiamo subito in rete la sfida prende un altro aspetto». E chissà che l’allusione non sia per Ibrahimovic: ancora a secco in Europa.
Dice la statistica che quest’anno il Valencia ha sempre vinto in casa. Osservazione da colpetto di tosse per le teorie di Mancini, che però ha ribattuto con un colpo da contropiede. «Bene, ci sarà sempre una prima volta per perdere». Come vedete l’allenatore è discretamente in forma, l’Inter dovrà adeguarsi nella partita forse più difficile della stagione: roulette russa che non concede più nulla. Un errore, un gol sbagliato, un gol subito possono togliere all’Inter il retrogusto dolce di un anno intero. Il campionato è quasi vinto, ma un passo in più in Champions sarebbe il salvacondotto contro qualunque cattiveria, diceria, malalingua. Il match d’andata è stato un festival dello spreco nel primo tempo e ieri l’allenatore ancora rimpiangeva quel fesso dissipare. «Una partita che non meritava di finire in pareggio. Fino al loro gol, la squadra ha giocato bene. Mi basta ripetere quella lezione». Inter rimembri ancor?