Champions, oggi il Milan E Allegri sacrifica Pato

"Dobbiamo fare una partita attenta". Seedorf con Ibra-Robinho. Lo svedese: "Con Binho mi diverto come in cortile da bambino"

Milanello - Che bello, si ricomincia col “dentro o fuori“: è più eccitante, è più spettacolare, come dimostrano per esempio a San Siro le cifre sull’incasso, scontato il tutto esaurito per gli ottavi di Champions league, tabù dell’ultimo Milan. Questo vuol dire che entriamo nei mesi che decidono una stagione e fanno giustizia di sogni, aspettative, investimenti. Servono a poco, molto poco, gli annunci a effetto: contano i fatti, i gol per intendersi al volo. E il Tottenham, rivale scelto dall’urna per il Milan, inglese come Arsenal e Manchester United, i club capaci di eliminarlo puntualmente alla stessa altezza del torneo, è la squadra che nel girone iniziale ha messo a segno il maggior numero di gol (18 il totale, dei quali ben 6, un terzo quindi, alla difesa dell’Inter). Perciò d’improvviso, a dispetto di ogni previsione, la parola d’ordine pronunciata da Allegri e ripetuta da Ibrahimovic, è la stessa. «Dobbiamo fare una partita molto attenta ed evitare di prendere gol» il richiamo dei due leader del gruppo sembra diventato un comandamento per Milanello, specie se si considerano i precedenti incoraggianti, tre sfide di campionato (Lazio, Genoa, Parma) con una sola rete al passivo. Con una evidente e clamorosa contro-indicazione: e cioè che la scelta sembra condurre all’esclusione di Pato, formalmente per avere un’arma in più in panchina, a disposizione, in verità per disegnare uno schieramento più blindato, meno esposto agli appuntiti contropiedi degli inglesi.
É vero, nel Tottenham di questa sera, «squadra che sta diventando una grande d’Inghilterra» il riconoscimento di Ibra, non c’è posto per il gallese Bale, martoriato dalla sciatalgia, ma intatto è il potenziale offensivo, così come è doveroso mettere sotto pressione la difesa dei bianchi londinesi (11 le reti al passivo subite nello stesso girone). Per questo appare al cronista un azzardo rinunciare al contributo di Pato e non solo per non immalinconire il giovane brasiliano. In certi casi, traduzione: in Champions, è cosa buona e giusta mettere da parte calcoli e tatticismi per affrontare in modo coraggioso il rivale. «Dobbiamo fare una partita intensa e tecnica, lasciandoci guidare dall’equilibrio» è l’espressione un po’ fumosa di Allegri per avvolgere in un piccolo banco di nebbia l’ intenzione di puntare su Robinho-Ibra con il sostegno di Seedorf, pronto a giocare un’ora nella migliore delle ipotesi.

«Nel calcio i numeri sono fatti per essere smentiti» sostiene convinto Allegri e il riferimento si abbina perfettamente ai due precedenti tristi con le squadre inglesi. «Il Milan quest’anno ha la potenzialità per arrivare in fondo alla competizione» aggiunge e forse dimentica che per il torneo continentale non dispone nè di Van Bommel nè di Cassano, due rinforzi utilissimi in campionato. Verrebbero benissimo anche per la Champions, altro che storie. E invece oltre a far di conto in attacco, il tecnico livornese deve anche assemblare il centrocampo in modo artigianale schierando Thiago al volante del gioco, inserendo alle sue spalle un pirata come Yepes, buono per i duelli in quota con le torri di Redknapp. Perciò tutto il Milan, quasi per un riflesso condizionato, è pronto a stringersi intorno a Ibrahimovic, il suo gigante, capace anche in coppa di smentire le etichette precedenti (4 i sigilli continentali). «A me interessa vincere tutto, anche la coppa Italia» ripete didascalico Zlatan che non fa mistero della sua passione, calcistica naturalmente, per Robinho. «É come se giocassi in cortile da bambino, è un divertimento unico con lui» fa sapere prima di svelare un retroscena. «Quando parlai col Milan mi promisero di rafforzare la squadra e così han fatto» ecco l’arma usata da Galliani per sottrarlo alla concorrenza del Manchester City e al Barcellona. «Adesso sono felice in Italia e al Milan, non penso all’Inghilterra, per 4 anni non mi muovo da qui» è la risposta alle “avances“ dei cronisti inglesi.

Da tre turni diserta il tabellino dei marcatori, quasi un evento per uno come lui, da qualche giorno ripete che «è stanco», da un po’ di partite si divertono a cogliere i suoi gesti di stizza riservati ai sodali. «Sono fatto così, i miei amici dicono che se non sono nervoso non rendo al massimo. E infatti Seedorf, con cui ho discusso sabato, ed è una persona intelligente, mi ha provocato volutamente» la battuta riferita per sgombrare il terreno da qualche fantasma. «Anche il mancato feeling con Pato è una storiella inventata per dividerci» conclude Ibra. Sarà. Ma anche Allegri la pensa così.