È la chance che Berlusconi offre al Paese

Nessun governo in un Paese democratico aveva raggiunto il livello di impresentabilità del governo Prodi: lo sciopero dei tir ci ricorda che il medesimo fatto causò la caduta del governo Allende. Quando un governo raggiunge un tale livello di contraddizione con la vita del Paese, deve andarsene. Oggi la verità affermata da Berlusconi: «questo governo nuoce al Paese» è una drammatica realtà.
Berlusconi ha posto le condizioni perché si sciolga questa coalizione di governo. L'ha fatto offrendo a Veltroni di trattare sulla bipolarità, obbligandolo così a prendere atto che la combinazione di Ulivo più Unione ha creato il collasso del Paese. Berlusconi invece ha la sicurezza della sua legittimità e può fare espressamente un appello al popolo sulla libertà, dinanzi a un governo che è un regime nell'intenzione ma è l'impotenza di fatto.
Il tema di Berlusconi è stato colto con soddisfazione da Fausto Bertinotti e da Nichi Vendola, perché garantisce alla sinistra massimalista la possibilità di esprimere le sue posizioni, senza timore di essere ingabbiata dai nipotini di Gramsci. È Veltroni che ha bisogno di Berlusconi e non Berlusconi di Veltroni. Se il leader del Popolo delle libertà si ritirasse dal negoziato, la sinistra non accetterebbe di trattare solo con Fini e Casini.
Questa linea di dialogo che Berlusconi ha voluto aprire dandogli egli solo un significato politico (cosa che Veltroni non è ancora riuscito a fare), rende possibile per le due sinistre una prospettiva alternativa al governo Prodi. Se la maggioranza vorrà continuare sulla via della disgregazione del Paese, sarà una scelta sua. Se Veltroni avrà il coraggio di dissentire da Prodi, da Parisi e dalla Bindi e di puntare sull'intesa con il Popolo delle libertà, mostrerà di credere veramente nel Partito democratico. Abbandonerà la linea imposta da Prodi della guerra senza quartiere a Berlusconi che ha condotto la maggioranza in un vicolo cieco.
Mentre per Berlusconi il proporzionale è una scelta facile, per Veltroni è una scelta difficile. Ma la bozza Bianco è una buona base di partenza.
Nell’Unione il nodo della contesa non è con Bertinotti, ma con Prodi e i prodiani. Non saranno i «nanetti» a condizionare Veltroni, ma saranno Prodi e gli interessi delle lobbies istituzionali, economiche e culturali che in lui si concentrano. Berlusconi ha creato il Popolo delle libertà a cui si è dedicato con incondizionato impegno: questo popolo sente la forza di tale dedizione. La scelta sta dunque a Veltroni e alle forze del Partito democratico (postcomunisti ed ex democristiani di sinistra) che sono in principio diversi da Prodi. Con la scelta del proporzionale, Berlusconi ha aperto la via della chiarificazione. L'antiberlusconismo non è più un collante del centrosinistra. Il collante che oggi salverebbe la sinistra è un collante anti-Prodi.
Il dramma di Torino che ha spinto i lavoratori di quella città a protestare contro il presidente della Camera e il segretario della Fiom, indica come per Bertinotti sia urgente liberarsi dall'abbraccio mortale con questo governo.
Berlusconi ha aperto la chiarificazione alla sinistra e la crisi del governo Prodi, come aveva promesso agli elettori. Non sarà Dini a far cadere il governo perché Dini politicamente non ha futuro, ma Bertinotti lo ha: e quindi consideri bene la sua strategia e le sue convenienze. Sono Eugenio Scalfari e Barbara Spinelli ad assicurarlo che la sinistra anticapitalista ha un futuro in Europa.
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