Chantal, 6 anni: ha il cancro e vive con la mamma. In auto

Il dramma di una donna e della sua bimba alla periferia di Milano: "Da quattro mesi la nostra casa è la macchina. Abbiamo diritto a un alloggio comunale". L'Aler: "Siamo pronti ad aiutarle"

La cosa più bella di questa storia, che è un po' malinconica come certe favole, ma come ogni favola ha un lieto fine, è il nome della ricevitoria che si affaccia sulla piazza. «Forse oggi», si chiama. Nome favoloso per chi ha in mente un ambo, o 6 numeri che gli sembrano perfetti per un filotto milionario al Superenalotto; e chissà, «forse oggi» è proprio il giorno giusto per tentare la sorte.

Piazza Lopez. Anzi: piazzetta. Uno scampolo di umanità a Quarto Oggiaro, periferia nord milanese. Un po' di spaccio, un po' di abusivi, un po' di immigrati. Un ciuffo di alberi nel mezzo. Ma anche un bel po' di gente buona, che si appassiona alla sfortuna degli altri, e vi si coinvolge. Più facile che accada qui, in periferia, piuttosto che a piazza San Babila. Qui, su una Punto color grigio topo, si è arenata ultimamente Sonia, 32 anni, un passato da barista, da donna delle pulizie, da addetta a una mensa, da magazziniera. E sì che lei voleva fare la cantante. Da una settimana la Punto è diventata casa sua. Sua e di sua figlia Chantal, che ha sei anni e un giorno dell'anno scorso le hanno diagnosticato un tumore, poi le hanno tolto un rene, le hanno fatto la chemio ma ora se Dio vuole sta meglio e va a scuola, e se tutto va bene a luglio, dopo l'ultimo ciclo di chemio, magari il dottor Spreafico dell'Istituto nazionale dei Tumori le dice che è guarita e che è stato solo un brutto sogno.

«Forse oggi», ci sarebbe piaciuto scrivere a questo punto,la casa tante volte chiesta all'Aler, quello che una volta si chiamava Istituto autonomo delle case popolari, salterà fuori. Be', non sarà per oggi, ma per lunedì è sicuro. È promesso. Un alloggio d'emergenza, di quelli che si rimediano a chi ha serissimi problemi di salute, come Chantal appunto, in attesa che quella definitiva salti fuori magari a luglio, quando si formeranno le graduatorie di tutti quelli che ne hanno fatto richiesta. E magari nella casa popolare che Sonia ha chiesto ci sarà anche la cameretta rosa, «come quella che Chantal ha visto su “Mondo convenienza” e da allora non smette di sognare», dice la sua mamma. Ci sono volute le telecamere, i cronisti arrivati a stormo in piazzetta Lopez perché il miracolo di una casa si avverasse. Ma ora è fatta.

L'idea era venuta a Carla, una bella bruna vestita di nero che a Quarto Oggiaro conoscono tutti. È stata lei, la Carla, ausiliaria socio assistenziale all'ospedale San Carlo, punto di riferimento di tanti sbandati del quartiere, ad avere l'idea. Prima ha prestato la sua Punto alla Sonia, poi ha chiamato i giornali e ai cronisti ha chiesto se gli pareva giusto che una mamma e una bambina già così sfortunata da beccarsi il morbo di Wilms siano costrette a dormire in auto, anche se sul cuscino di Chantal ci sono stampati i labrador e il piumone è di quel color fucsia che a Chantal piace tanto.
Sonia, che una volta è andata a cantare anche in Tv, da Teo Mammuccari, a Cultura moderna: capelli neri raccolti sulla nuca, occhi un po' pesti, la faccia di chi ha conosciuto la tristezza e sbagliato un po' di passaggi cruciali nella vita. Sonia, che pure ha dei genitori a Monza ai quali avrebbe potuto chiedere aiuto, e anche un convivente con cui però non convive più, perché di mezzo c'era un altro, e insomma: una storia un po' incasinata alle spalle, ha una rosa tatuata sul petto e un piercing di troppo in faccia. Non so se quello al labbro, o quello al naso, o quello al sopracciglio.

Racconta la sua storia, e la storia di questa casa popolare tante volte sollecitata e mai avuta, con un tremito sulle labbra. In piazzetta Lopez la conoscono tutti, la mamma che dorme in auto con la sua bambina. Per quanto: dormirci davvero, dopo i primi due giorni, quando la cosa si è risaputa. Il signor Bruno, proprietario del bar, quello vicino al parrucchiere arabo «Zouhair», accanto alla paninoteca «Tazza d'oro» ha messo a disposizione il bagno del locale (e un tavolino per la colazione). Altri amici hanno aperto la loro casa. Una doccia, un pasto caldo, un po' di compagnia. E poi ci sono gli 800 euro al mese di sussidio che Chantal si è «guadagnata» con la sua malattia. Dài che non è così tragica. «Mi hanno adottato, molti mi hanno dato una mano, nel quartiere; le istituzioni no», dice Sonia.

Alle quattro e mezzo del pomeriggio Chantal esce dalla scuola elementare di via Graf. Una bambina dolce, magra, il viso segnato dalla malattia. Fa la prima, e in classe è diventata la beniamina di tutti. La testa, ora che i capelli le sono caduti per via della chemio, è coperta da una bandana blu. Il giaccone è rosa fucsia, lo zainetto è quello delle Winx. Quando vede i cronisti si rifugia dietro le gambe della mamma. Dice che se avranno la casa lei sarà contenta. Già sogna la sua cameretta. Rosa fucsia, si è detto. «Ma anche con gli orsetti - dice arrossendo un po' -. Come quella di mia cugina».