Charles Martin, l’amore comincia proprio là «Dove finisce il fiume»

La fascetta intorno a Dove finisce il fiume (Corbaccio, pagg. 424, euro 18.60) è categorica: «Non si piangeva così dai tempi di Love Story», mentre nella lussuosa brochure di presentazione spedita ai giornali spicca una tasca che contiene un pacchetto di fazzoletti di carta: «Vi serviranno» c'è scritto sopra.
L'epicentro di questo terremoto lacrimale che interessa il mercato di cinque nazioni oltre all'Italia (Germania, Inghilterra, Canada, Brasile e Norvegia in cui il libro è stato venduto dopo le 150mila copie della prima edizione USA) è Charles Martin, incontrato durante un'afosa mattina di ottobre in un albergo surriscaldato davanti ai Giardini Montanelli. Americano, bellezza spigolosa e fisico scolpito da quarterback (sensazione che trova conferma nell'intervista: è proprio un ex-giocatore di football), Martin ha scritto un libro inestricabilmente connesso allo sconforto: una giovane coppia - Doss è un artista bohemienne, Abbie la figlia di un potente senatore della Carolina del Sud - fronteggia la malattia terminale di lei con una lista di dieci desideri da esaudire mentre la polizia insegue, ladri e stupratori sono in agguato lungo il fiume e un biplano volteggia alto nel cielo (tra gli ultimi desideri di Abbie c'è anche quello di fare un "giro della morte").
«Non l'ho scritto per provocare una reazione emozionale precisa - spiega Martin -. Certo mi fa piacere sentire che i lettori talvolta ridono e talvolta piangono. Ma volevo solo descrivere l'amore di uomo per sua moglie e mettere entrambi davanti a una scelta: starsene nel letto di un ospedale a prender pillole o uscire, muoversi, provare ad agire?».
A parte qualche forzatura utile alla quadratura dell'intreccio, si tratta di un libro ben scritto, calibrato sulla giusta tensione. Del resto Martin non è un principiante e il libro minaccia di far felice lui e i suoi editori in giro per il vasto mondo in lacrime già del suo.