Charlotte Rampling: ho trovato un regista che capisce le donne

L’affascinante attrice inglese entusiasta dell’autore francese Laurent Cantet che l’ha diretta in «Vers le sud»

Pedro Armocida

da Venezia

È la loro isola di felicità. Il mare è blu, il cielo un po’ meno ma sulla terraferma c’è tutto quello di cui hanno bisogno. Ellen, Brenda e Sue sono tre donne nordamericane di mezza età che trascorrono le vacanze estive in un hotel di Haiti in compagnia di giovanotti di colore locali ben contenti d'essere pagati per una notte d’amore. Turismo sessuale si chiama oggi anche se Vers le sud di Laurent Cantet, presentato ieri in concorso, è ambientato alla fine degli anni ’70 e vuole essere piuttosto il racconto delle differenti personalità di tre signore che una volta nell’isola, come ripete più volte Sue (Louise Portal), «diventano diverse».
Una ricerca, vista con sguardo tenero e pietoso dal regista, di qualcuno che le parli, le accarezzi, trascorra qualche ora insieme. «Ma non è assolutamente un film sul turismo sessuale», tiene a precisare il regista dei rigorosi A tempo pieno e Risorse umane. «Si parla di prostituzione, certo. Anche se ho sempre pensato per i personaggi a un rapporto di scambio. Non ci sono le cattive americane e i poveri ragazzi haitiani. Tutti sono felici di questo equilibrio e ne guadagnano qualcosa, chi cibo e sicurezza, chi desiderio e amore».
Sarà, ma nel film si dice che ad Haiti fanno più male i dollari dei cannoni americani dell’invasione del 1915. Una terra comunque che non ha pace e che negli anni in cui è ambientato il film, all’epoca del violentissimo regime di «Baby Doc» Duvalier con i suoi terribili killer Tontons Macoute, ha dato forse il peggio di sé. Ma anche un’isola di felicità come ama chiamarla Ellen, una delle tre protagoniste interpretata magistralmente da Charlotte Rampling.
L’elegante attrice inglese che convive oggi con grande dignità con i segni del tempo, trasformandosi così qui al Lido in un’icona delle croniste dei grandi quotidiani nazionali a lei anagraficamente affini, tratteggia ancora una volta una donna forte, temuta, rispettata. Sembra che sia lei la regista delle relazioni, non solo sessuali, tra i giovani haitiani e le turiste. «È una donna - dice una Rampling elegantemente avvolta nel fumo d’un piccolo sigaro cento per cento tabacco cubano - che ogni anno si rinchiude nell’idea che può vivere in questo mondo perfetto grazie soprattutto all’amore per il giovane Legba. Ma con l’arrivo dell’altro personaggio, l’amica rivale, tutto cambia perché si contendono lo stesso uomo».
L’equilibrio si spezza non solo per la gelosia delle due donne ma anche per il brusco ingresso della realtà violenta di Haiti nella quiete tanto ricercata dell’hotel con l’assassinio del giovane, abbandonato sulla stessa spiaggia dove solo fino a poche ore prima trascorreva ore deliziose insieme alle attempate signore. «Il film - dice Cantet - parla di una realtà che è di ieri ma che purtroppo corrisponde anche all’oggi e al domani. Haiti non ha petrolio e quindi non è di nessun interesse. Anche dopo la caduta di Aristide, lo scorso anno, il mondo non ha mantenuto le promesse di aiuto verso l’isola».
Tratto da tre racconti di Dany Laferrière, giornalista di Radio Haiti, l’emittente antagonista al regime fondata da Jean Dominique (la cui vita e l’assassinio nel 2000 è raccontato nel documentario di Jonathan Demme The Agronomist, presentato a Venezia nel 2003), Vers le sud, girato sia ad Haiti che nella Repubblica dominicana, è il primo film di Cantet incentrato su ruoli femminili. «Una fortuna - dice la Rampling - perché sono pochi i registi veramente capaci di raccontarli bene. In questo caso sono riuscita a trovare un personaggio di un’intensità inaudita, riflesso di molte donne di oggi. Il cinema deve continuare a essere lo specchio dell’anima e del vissuto, sia maschile e femminile». L’attrice inglese, che con la sua interpretazione si candida alla coppa Volpi, confessa «di essere sempre alla ricerca della sua isola felice perché le cose cambiano continuamente» e sul tema del sesso in età avanzata conclude: «Il cinema ne parla poco anche perché sono le donne le prime a non farlo per pudore e fragilità. Spero che questo film possa aprire una nuova porta».