Charter, ora l’Enac vuole controlli più severi

Il presidente Vito Riggio: «Gli altri Paesi devono adeguare gli standard a quelli in vigore in Europa»

Emanuela Ronzitti

da Roma

Se per «prevenzione» si intende «ogni azione diretta a evitare il verificarsi di eventi non desiderati o dannosi», non vi è dubbio che il contributo più significativo spetti in primis alle autorità aeronautiche, ai costruttori e non ultimi, agli operatori di aeromobili. Non basta «far allacciare le cinture di sicurezza» per garantire un volo comodo e senza rischio alcuno.
Ci vuole molto di più, ci vuole un maggior impegno e un rafforzamento degli standard, soprattutto «di quelli mondiali che vanno equiparati ai livelli europei», come sottolinea ancora una volta il presidente dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) Vito Riggio. A tre giorni dalla tragedia consumatasi al largo delle coste siciliane, la parola d’ordine che fa eco tra i rappresentanti delle organizzazioni mondiali dell’aviazione civile non muta. La «sicurezza» sarà il tormentone del meeting dell’Ecac (European civil aviation conference) in calendario il prossimo 24 agosto in Romania. L’organizzazione, composta da 42 paesi, ha come obiettivo quello di promuovere e coordinare lo sviluppo continuato di un sistema europeo sicuro, efficiente e sostenibile di trasporto aereo. Una mission divenuta essenziale dopo gli eventi terroristici dell’11 settembre che costrinsero a una stretta di vite in materia di sicurezza aeromobile.
Dopo la richiesta del Consiglio d’Europa, l’organizzazione intergovernativa Ecac è entrata in stretto rapporto con l’alter ego internazionale, l’Icao (International civil aviation association), «un organo indipendente - precisa il presidente Riggio - che raggruppa 188 membri e che fissa regole e verifica che i singoli Stati vi si uniformino». Queste però «non sono coercitive» al pari di quelle adottate dell’Ecac, la cui attività al momento è solo di natura consultiva. Tuttavia il potere di controllo dell’Icao è autorevole. Nei casi più gravi «può fare rapporto e prendere decisioni anche per un solo paese o una sola compagnia» con verifiche ispettive ogni due anni. Ma a effettuare le verifiche sono i singoli Paesi, in sostanza sono dei controlli indiretti. Ora però l’alunno ha superato il maestro, e l’Ecac è andata oltre i parametri fissati dall’Icao, introducendo una normativa specifica, la Jaa (Joint aviation authority), che sulle manutenzioni e sull’efficienza organizzativa è molto più rigorosa degli standard Icao. Tanti controlli che tuttavia non sembrano essere sufficienti anche per l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, che nel rapporto consegnato da poco in Parlamento parla di un «trend preoccupante» per la crescita dei guasti, circa 408 nel 2004, e degli incidenti, 74 in tre anni. Cifre in impennata soprattutto in estate. «Il punto vero - a detta di Riggio - sta però nella certezza che Icao faccia uniformare tutti gli Stati d’appartenenza ai livelli di sicurezza più alti». Quelli europei.