CHAT NOIR Tre giovanissimi conquistano la Comencini

«Ora vorremmo scrivere una vera colonna sonora»

Sono giovani, giovanissimi; tre ragazzini con le idee chiare e il gusto per i suoni raffinati. Bastano queste poche parole per definire i Chat Noir, trio che parte dal jazz classico per prendere ora il passo incalzante del jazz rock, ora la calma profondità della ballata lenta, ora financo le bizzarrie del progressive rock e della psichedelia. Luca Fogagnolo al contrabbasso, Michele Cavallari al pianoforte, Giuliano Ferrari alla batteria pubblicano in questi giorni Decoupage, il loro secondo cd, un disco di ambiziosi brani originali più una cover stravolta di Via del campo di De André e Noir 451, il brano dal primo album che Cristina Comencini ha voluto per il film La bestia nel cuore. La prima uscita ufficiale per presentare il disco sarà domani sera alle 21 al Blue Note.
Nel vostro sound c’è tanta carne al fuoco.
«È il frutto delle nostre diverse influenze. Il nostro obiettivo è scrivere musica libera da qualunque barriera. Il jazz è il punto di partenza e di arrivo ma lungo il percorso ci sono molte cose».
E quali sono queste influenze diverse che vi guidano?
«C’è di tutto. In primis il jazz tradizionale; nel nostro background ci sono soprattutto Miles Davis e John Coltrane ma naturalmente non mancano artisti come i Pink Floyd e Emerson Lake & Palmer. Oggi guardiamo con interesse al jazz nordico-europeo, a gruppi come E.S.T. o a Ralph Towner e gli artisti della Ecm».
Un suono che va di moda oggi.
«Noi scriviamo e suoniamo in modo naturale. Non sentiamo di appartenere a nessun genere e non amiamo le definizioni».
Intanto vi state facendo conoscere; siete approdati anche al cinema.
«A Cristina Comencini è piaciuta molto Noir 451 dall’album Adoration e l’ha inserita nel film La bestia nel cuore, che è stato candidato all’Oscar e quindi c’è stata una certa risonanza anche per noi. Cristina è un’amica e parteciperà a qualche serata con noi. Speriamo di continuare il rapporto con il cinema; magari di scrivere la musica per un film».
Tra il primo e il secondo cd c’è un passaggio dal jazz ad una musica più aperta.
«Il jazz è improvvisazione e a noi piace mescolare, andare fuori dai canoni partendo da una base tradizionale, con cambiamenti repentini di ritmo, di tempo, di melodia».
Il lunghissimo brano Trilogy è la summa del vostro stile.
«Sì, c’è tutto il nostro spirito, è una lunga composizione in tre parti ispirata dal libro Trilogia di New York di Paul Auster. Anche L’elefante è il nostro brano più epico e cinematografico».
E la cover di De Andrè?
«Non siamo favorevoli alle cover, ma questo è un pezzo meraviglioso e pensiamo di averlo personalizzato a dovere».
Programmi e sogni.
«Tanti concerti e portare il disco all’estero, nei paesi nordici e in Francia».
E i vostri studi e lavori precedenti?
«Suoniamo insieme da tanti anni e lavoriamo in ambito musicale. Michele è medico specializzando ma è pronto a mollare tutto».