Chavez gioca al dottore: «Castro non morirà mai»

da Washington

Contrordine compagni: Fidel non sta morendo. Ed è sempre una buona notizia e ci crediamo volentieri, anche perché lo dice l’illustre clinico madrileno Josè Luis Garcia Sabrido, che lo visitò qualche settimana fa e che è probabilmente il solo straniero a conoscere tutti i percorsi del suo male. Ma c’è qualcuno che rilancia: «Castro sta benissimo. È uno di quegli uomini che non muoiono mai. Dunque vivrà sempre». Firmato Hugo Chavez. Lo ha detto in uno dei tanti interventi televisivi che rendono il post-elezioni venezuelano più intenso di comizi che non la campagna precedente. «Fidel mi ha chiamato dieci giorni fa e abbiamo parlato per mezz’ora. Gli avevo promesso di tenere il segreto su questa conversazione, ma adesso che qualcuno mette in giro delle notizie così allarmanti sul suo conto mi sento autorizzato a rompere la promessa per smentire, per spiegare io come vanno le cose». Secondo il presidente venezuelano vanno così: «Fidel si è trovato in una situazione delicata, ha avuto serie complicazioni, adesso sta migliorando costantemente anche se il processo di guarigione sarà lungo e non privo di rischi».
Sostanzialmente è quello che dice il professor Garcia Sabrido, in una dichiarazione insolitamente polemica in bocca a un chirurgo nei confronti del quotidiano spagnolo El Pais, colpevole di aver «messo in giro voci allarmanti e interamente false». «Le sole notizie vere nell’articolo del Pais - ha detto in una intervista alla Cnn - sono il nome del paziente, il fatto che egli è stato operato e che ha avuto delle complicazioni. Tutto il resto sono voci, chiacchiere. Per quello che risulta a me, anzi, le condizioni di salute del presidente di Cuba stanno lentamente migliorando». Il medico non fornisce altri dettagli, ma dalle sue parole oltre che da quelle, di fonte più o meno diretta, di altri medici risulterebbe confermato il decorso della malattia. Non si tratterebbe di cancro ma di una rischiosissima complicazione di una diverticolite degenerata in peritonite e che ha richiesto una serie di interventi, in buona parte non riusciti. Cioè esattamente quello che ha riferito El Pais: la sola divergenza non riguarda il decorso passato della malattia ma la prognosi. Quella del giornale è estremamente pessimista e a brevissimo termine, quella del medico cautamente ottimista soprattutto nel medio termine. La versione raccolta dall’organo madrileno combacia a grandi linee con i dati raccolti e di recente divulgati dalla Cia, che evidentemente non è una autorità in materia medica e che per quanto riguarda Cuba ha una lunga e nutrita storia di previsioni sballate. La più famosa fu la valutazione che il regime comunista appena instaurato da Castro fosse sul punto di crollare nel 1960, che fosse imminente una insurrezione che aspettava solo una «mossa» e un «detonatore» dall’estero. Su questa base gli americani armarono e trasportarono dai campi di addestramento in Guatemala un distaccamento di esuli che presero terra alla Baia dei Porci e, come si ricorderà, furono rapidamente annientati da un apparato di repressione ben vivo e pronto ad accoglierli. Fu in quella occasione che Fidel Castro si guadagnò i galloni della «immortalità» politica, però, non personale e fisica come potrebbe apparire dalle dichiarazioni entusiastiche e sovraeccitate di un bravo retore come Hugo Chavez.
È più probabile che la congiuntura internazionale permetta di allungare la vita, se non del dittatore cubano, del suo sistema di potere. Non tanto perché più lunga è la transizione più essa potrebbe consolidare la posizione del reggente Raul Castro. Il popolo e l’apparato hanno il tempo di abituarsi alla successione, che diventa così meno traumatica che se Fidel fosse deceduto mentre ancora era in possesso di tutte le leve del potere.