Chavez messo nell'angolo al vertice sudamericano

Il presidente brasiliano Lula blocca la richiesta del leader venezuelano per condannare gli Usa

da Madrid

L'ascesa di un nuovo leader regionale, Lula da Silva, un presidente rinforzato ma ridimensionato, Evo Morales, ed un altro, Hugo Chávez, messo praticamente a tacere. Questo è il risultato da leggere tra le righe del vertice urgente dei 12 capi di Stato latinoamericani dell'Unasur riunitisi a Santiago del Cile per risolvere la crisi boliviana. Oltre a un chiaro messaggio di appoggio al presidente eletto Morales e alla nascita di una commissione che investigherà la morte di un numero inprecisato di persone nella regione boliviana di Pando, l'incontro è servito a far affiorare nuovi rapporti di forza nel subcontinente. Ma il messaggio del summit potrebbe essere neutralizzato dall'arresto - ieri - di un leader oppositore di Morales, accusato di genocidio, che rischia di riscatenare il caos.
Lula è il capo di Stato che ha dato credibilità al vertice, imponendo le sue regole moderate. Il presidente del Brasile ha infatti strigliato l'opposizione boliviana, accusandola di usare la violenza per sfidare il governo, ma ha ottenuto da Morales una tregua previa l'accettazione della sua intercessione. Il capo della maggior potenza dell'America Latina ha disinnescato anche l'antiamericanismo urlato di Hugo Chávez, arrivato a Santiago a cavallo di dichiarazioni infuocate. «In Bolivia esiste una cospirazione internazionale, preparata e diretta dall'impero nordamericano», aveva infatti detto Hugo.
Così nella dichiarazione finale dell'Unasur non vi è traccia - come aveva chiesto Lula - del messaggio di condanna esplicita a Washington, che Chávez avrebbe provato a far inserire per ben due volte, secondo l'argentino El Clarín. Ma anzi si censura ogni ingerenza esterna in Bolivia, il che è stato letto come una risposta alle dichiarazioni del leader venezuelano: «Se depongono Evo, io non rimarrò con le mani in mano». Lula è riuscito ad evitare il naufragio della giovane Unasur - rinata lo scorso maggio - e si è affermato come il presidente più affidabile e influente del continente, anche se il suo interesse per la stabilità boliviana non sembra essere del tutto gratuito. Il Brasile importa infatti dal Paese andino la metà di tutto il gas di cui ha bisogno, un flusso che la settimana scorsa è stato ridotto al 10% per via degli scontri.
Il vertice - a cui non ha partecipato l'opposizione - rischia però di essere stato inutile per la Bolivia. La polizia ha infatti arrestato ieri il governatore dello Stato di Pando Leopoldo Fernández, sotto l'accusa di genocidio. Nella regione infatti lo scorso giovedì si sono registrati 15 morti, 37 feriti e 106 desaparecidos - secondo le cifre del governo - negli scontri tra contadini pro Morales e persone che sarebbero state istigate al massacro da Fernández, secondo il Pubblico ministero. L'arresto del governatore di una delle regioni “indipendentiste” rischia quindi di rispaccare in due un Paese che iniziava appena ora a deporre le armi.