Chavez sulle orme del dittatore Diaz

L’appena confermato capo dello Stato del Venezuela Hugo Chavez, fra l’altro, ha fatto sapere di essere intenzionato a rivedere la vigente Costituzione laddove prescrive un massimo di due mandati presidenziali consecutivi: intende restare al potere fino al 2052.
Che dire se non che, dal punto di vista storico, non si può che temere per la democrazia ove mai un simile emendamento costituzionale venisse davvero approvato? Fatto è che altrettanto fece ai suoi bei tempi il futuro dittatore del Messico Porfirio Diaz. Portato a termine il primo mandato, fece eleggere un suo manutengolo e nel mentre modificò alla bisogna la Carta fondamentale dello Stato. Fu così che, a parte i quattro anni di interregno, restò saldamente al potere dal 1876 al 1911. Gli bastava candidare e facilmente sconfiggere ogni quattro anni un oppositore di bandiera. Per allontanarlo dallo scranno fu necessario ricorrere alla lotta armata che precipitò il Messico in un marasma rivoluzionario durato anni e anni e causa di infiniti lutti. Come insegnano gli Stati Uniti, molto meglio per una sicura democrazia porre un limite assoluto e invalicabile relativamente alla permanenza in carica del capo dello Stato in un regime presidenziale.