"Chavez vuole pieni poteri e porta il Venezuela a un regime oppressivo"

Parla Balthazar Porras, vicepresidente dei vescovi latinoamericani: "Il referendum del 2 dicembre, se approvato, indebolirà diritti civili e libertà"

«Quello del presidente Chavez rischia di diventare un vero e proprio regime personalista e repressivo. La popolazione non è più tutelata». Sono parole dure quelle che pronuncia monsignor Baltazar Porras, arcivescovo di Merida, capitale dell’omonimo Stato nel nord-ovest del Venezuela. Il prelato, attualmente vicepresidente dei vescovi latino-americani, ha parlato con il Giornale del referendum per la riforma della Costituzione, che si terrà il 2 dicembre, e del clima sempre più repressivo in cui vive il Paese.

Che cosa pensa della riforma della Carta costituzionale che Chavez intende fare?
«Ciò che sarà sottoposto a referendum non è una revisione della Costituzione, ma una nuova Costituzione che di fatto conferisce praticamente tutti i pieni poteri al presidente e al governo, espropriando, nonostante le apparenze, gli spazi di partecipazione del popolo. E le proposte possono essere accettate o respinte solo in blocco, impedendo così qualsiasi opportuno discernimento tra i vari articoli».

Perché la Chiesa definisce «moralmente inaccettabile» la riforma?
«Di fatto affievolisce la tutela dei diritti umani, aumentando la discrezionalità incontrastata del governo; votare 60 articoli raggruppati in due blocchi impedisce ogni scelta selettiva limitando di fatto la libertà di espressione della volontà popolare, e inoltre la campagna elettorale è fortemente manipolata».

Faccia degli esempi.
«La riforma indebolisce i diritti civili, perché limita le libertà e aumenta la discrezionalità del potere: chi non è socialista e bolivariano non è un buon venezuelano, e quindi può essere perseguito. Inoltre l’esperienza comunista castrista è estranea alla nostra cultura, perciò nessuno si augura avventure di questo genere; le posizioni che si richiamano a Che Guevara sono percepite come violenza e ingiustizia».

Qual è lo stato dell’informazione in Venezuela?
«Ogni giorno cresce il numero dei mass media direttamente finanziati dal governo o appartenenti a suoi sostenitori. Le informazioni sono sempre più a senso unico e i media liberi sono sottoposti a limitazioni e pressioni, ad esempio per ottenere il cambio dei dollari necessari per l’acquisto della carta o del materiale televisivo, comprato all’estero. Per non parlare delle pubblicità propagandistiche del governo che tutti i mezzi d’informazione sono obbligati a pubblicare gratuitamente. I media liberi rischiano e così spesso scatta l’autocensura».

Eppure si vedono di continuo manifestazioni popolari di sostegno a Chavez…
«Lei deve sapere che la partecipazione alle manifestazioni promosse dal governo è obbligatoria per tutti i dipendenti pubblici, che altrimenti rischiano il posto di lavoro. Se invece partecipano, viene loro assicurato il mezzo di trasporto, il cestino con il pasto e perfino un indennizzo economico. Ecco perché si vede così tanta gente in camicia rossa, come è accaduto di recente anche alla Coppa America».

Cresce il numero delle violenze e delle uccisioni. Perché?
«Purtroppo ci sono troppe persone armate e la polizia talvolta garantisce loro l’immunità. Ogni manifestazione pacifica, a causa di questi elementi infiltrati, viene usata per giustificare la repressione governativa. I morti assassinati sono circa 200 ogni settimana, senza contare la cattura di ostaggi, le intimidazioni, tutto nella connivente indifferenza del potere».

Come giudica quanto è avvenuto nei giorni scorsi a Santiago del Cile, quando Chavez ha definito ripetutamente l’ex premier spagnolo Aznar «un fascista», suscitando la reazione di re Juan Carlos?
«La forma in cui Chavez si è espresso, così autoritaria e autocratica, ha reso evidente al mondo la crescente intolleranza che noi venezuelani dobbiamo soffrire ogni giorno». http://blog.ilgiornale.it/tornielli