«Che ansia interpretare l’incarnazione del Male»

Nel «western metropolitano» di Martani e Brizzi l’attore è un feroce criminale. Nel cast Vaporidis e Crescentini

da Roma

Più cattivo e feroce del lenone di La sconosciuta. Lucido, controllato nel parlare, glaciale, capace di inattese tenerezze in famiglia ma implacabile nell’esercizio della vendetta. Il Male Assoluto. Un Giorgio Faletti come non l’avete mai visto sta finendo di girare Cemento armato, noir cupissimo diretto dall’esordiente Marco Martani, metà della coppia vincente di Notte prima degli esami. Squadra che vince non si cambia. Infatti Martani l’ha scritto col fedele Fausto Brizzi, da un soggetto di Luca Poldelmengo, richiamando sul set il prediletto Nicolas Vaporidis, l’emergente Carolina Crescentini e l’impassibile Faletti. Solo che stavolta non si ride. Dimenticare i liceali fresconi dei due film. Sempre a Roma siamo, ma tra balordi e criminali, in una periferia incatramata che degrada verso l’inferno. Anticipa Brizzi: «Qui non si cazzeggia mentre si uccide. Si uccide e basta. Senza chiacchiere e tarantinismi di maniera». Aggiunge Martani: «L’idea è di sfidare il mercato con una storia convincente e coinvolgente, di quelle che spingono a chiederti, ogni momento: come andrà a finire? Un film di genere, se volete. Un gangster movie, un western metropolitano, ma con una storia d’amore dentro». Cemento armato uscirà il 5 ottobre, in 300 copie, distribuito da Raicinema, che produce insieme alla Iif di Lucisano e figlie. Un altro debutto che mira ai grandi numeri popolari, nella speranza di intercettare nuovamente il pubblico giovanile, ma con un radicale cambio di scenario. Perché Vaporidis non fa il solito bravo ragazzo: è Diego, «il maschio Alpha del branco», spavaldo e carismatico, fidanzato con Asia, la più carina del giro, tosta come lui. Non sanno, i due innamorati, che sulle loro teste sta per abbattersi un tornado. Il Primario, ex portantino d’ospedale arricchitosi con la speculazione edilizia, è un ras che governa su una Roma lontana dalle mete turistiche. Un giorno, per una bravata, Diego spacca lo specchietto del suo macchinone nuovo di zecca. Il boss potrebbe far finta di niente, invece quello sgarbo gli offusca la vista, si muta in ossessione furente. Lo sbarbatello deve pagarla.
Dal professore carogna di Notte prima degli esami al criminale in doppiopetto di Cemento armato il passo non è breve. Spiega l’attore-romanziere: «Ho avuto un approccio ansioso e ansiogeno con il personaggio. Sarà perché il Primario incarna la quintessenza e la poliedricità del Male. Un diamante nero, nella sua ferocia. Di carattere io sono incline alla battuta, allo scherzo, capirete che non è stato facile trasformarmi in un blocco di marmo. Dopo una scena particolarmente efferata, tornando la sera in albergo, ho dovuto infilarmi sotto la doccia per sentirmi finalmente pulito».
Silenzio assoluto sui dettagli della trama, per non guastare la sorpresa. Ma, ad ascoltare gli interpreti, prepariamoci a un film duro, tutto sparatorie, pestaggi, omicidi, rese dei conti. Vaporidis, che ha appena dato alle stampe il suo libretto Bravissimo a sbagliare, confessa di essersi ritrovato a piangere per la tensione. «Diego non è un cinico, non è un killer, non è un eroe. Per una sciocchezza da ragazzi si ritrova dentro un gioco pericoloso, più grande di lui. O impara a difendersi o soccombe». Sul set ha versato lacrime anche la Crescentini, in versione dark-lady con parrucca scura. «Se nel film Diego esplode io implodo. Un ruolo complesso, perché Asia alterna gesti di strafottenza ad attenzioni quasi materne».
Pare di capire che il modello sia un po’ Rusty il selvaggio, quel vecchio film in bianco e nero di Coppola col giovane Matt Dillon. Concordano Brizzi e Martani, di questi tempi la coppia più gettonata del cinema italiano (hanno appena finito di scrivere il film natalizio di De Laurentiis ambientato in una crociera). Mentre Faletti, in vista dei sopralluoghi a Boston per il suo quarto romanzo, rivela che il suo «massimo sogno sarebbe fare il pistolero in un western classico». A suo modo anche il Primario è un pistolero, un bad guy dei giorni nostri. «Vero. Nel ribollire della vendetta ritrova il gusto delle cose fatte in prima persona. Si sporca, torna nell’agone. Del resto, da un punto di vista iconografico, il Male è proteiforme, una sfida continua, perché ti spinge a inventare modi creativi per arginarlo». Alla fine del film uno dei tre personaggi morirà di morte violenta. Chissà se sarà proprio lui.