Che applausi per Chailly a Ground Zero

da New York

Otto concerti in nove giorni, a ottantacinque anni dall’ultima presenza, in veste orchestrale, in terra americana. Ieri, il congedo dal tour americano con un concerto a un passo dal cantiere di Ground Zero, a New York City. Il fondale è disegnato dai bracci delle gru che lottano contro il tempo per rimarginare le ferite dell’11 settembre 2001. Un concerto nel Winter Garden del World Financial Center, che si improvvisa sala da concerto con il pubblico diviso fra poltrone e gradinate. C’è chi sosta ai lati, fra una compera e l’altra, e a suo modo rende un tributo alla metropoli.
L’Orchestra Filarmonica della Scala plana quest’oggi a Milano dopo un appuntamento nella Manhattan che vuole ricominciare e dopo una performance, sabato, alla Carnegie Hall da inscrivere nell’albo d’oro. In una sala carica di storia, i successi generali dell’orchestra si sono saldati a quelli personali del primo violoncello Alfredo Persichilli, del tenore wagneriano Ben Heppner. E soprattutto di Riccardo Chailly, direttore che rimette piede a New York forte dei consensi raccolti lo scorso inverno, pur alla testa della sua orchestra, quella del Gewandhaus e Opera di Lipsia.
Una serata chiusa con ovazioni e un colpo di teatro incoraggiato dal Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon. Che nel bel mezzo del bis (pagina dalla Strada di Rota) si allontana dal podio per non rubare la scena all’orchestra. Un disgelo graduale da parte di un pubblico che ben conosce il Wagner d’autore, compositore posto in prima serata con saggi da Lohengrin e Die Walkure più Wesendonk Lieder.
Pubblico compiaciuto per le golosità timbriche di Respighi, ma conquistato definitivamente dall’opera declinata per la buca d’orchestra, quindi dall'Ouverture dal Guglielmo Tell di Rossini tradotto con la naturalezza, la proprietà di linguaggio, il gusto e il suono di una formazione storicamente in confidenza con il palcoscenico. L'appuntamento, in collaborazione con «Friends of Fai», è stato siglato da un parterre da grandi occasioni, folta delegazione di italiani volati nella Grande Mela da Milano, rappresentanti della cordata di sponsor che hanno alimentato il tour. E nelle balconate il pubblico più agguerrito.