Che barba che noia gli scrittori ospiti dei talk show

Da Melissa P., Scurati, Murgia&Co. gaffe e banalità. E la letteratura, anche a notte fonda, resta un sogno. Fra rubriche stantie e ospitate fintamente provocatorie si rimpiangono gli spot

Magari è sera tardi. Hai mangiato qualcosa e stai fumando una sigaretta in bagno, con la finestrella aperta e un pensiero fisso in testa. Magari butti la cicca nel water e torni in cucina. E magari, prima d’infilarti a letto a leggere qualcosa, accendi il televisore. «Che strano destino, quello degli scrittori in tv», pensi per associazione d’idee, «che destino triste». E ti vengono in mente le recenti apparizioni di Antonio Scurati, Michela Murgia e Melissa P. Rispettivamente, due rubriche e un’ospitata fissa, a Parla con me, Le invasioni barbariche e Victor Victoria. Il primo ha lanciato nientemeno che l’idea di un fondo per la Maternità. La seconda ha bigiato la prima puntata per sposarsi. La terza, atteggiandosi a diavolina, ha provato a sedurre Nicola Legrottaglie, il difensore della Juventus, con la scusa dei tarocchi. «Rivendico il diritto di essere panteista», ha detto Melissa al cattolicissimo stopper, come per dare il 101º colpo di spazzola prima di andare a dormire. Insomma, si gira sempre intorno a quella cosa lì, da liceali in fregola.
E poi ripensi a venerdì scorso. A una serata solitaria tipo questa. Era tardi, avevi mangiato un boccone, fumato una sigaretta in bagno e poi acceso la tv.
Su Raitre, ultime battute di Parla con me. Baci e abbracci a due ospiti che se ne vanno, salutando la Dandini e Vergassola come si saluta alla stazione, prima di un lungo viaggio. Poi la Dandini lancia l’esordio di una rubrichetta, «Lettere dal Nord».È lui, Scurati. Dice qualcosa a proposito delle lavoratrici precarie e sbotta: «C’è la crisi della famiglia tradizionale? No, la vera crisi è quella della natalità». Ed espone la sua «modesta proposta», un po’ diversa da quella di Jonathan Swift: donare l’8 per mille, o anche il 5, a un fondo per la Maternità. Dove debbano andare a finire i soldi, non lo spiega, sgranando gli occhi e modulando alcune «erre» quasi lagunari. Ritmo e tono da discorso di fine anno del presidente della Repubblica. Ma al posto della bandiera ci sono scaffali pieni di libri in una penombra da film giallo.
Magari fai una rapida scanalata in cerca dei gol di Champions di due o tre giorni prima che non hai ancora visto e ti fermi su La7. C’è Morgan. Non dev’essere ancora del tutto a posto (ma chi lo è, in fondo?), perché, fra una risposta e l’altra, imbastisce una specie di gigionesco filarino a Daria Bignardi, la quale lo intervista squadrandolo come gli assistenti universitari squadrano le matricole: in cagnesco sorridente. Pure Morgan, simpatico anche se un po’ ziesco quando se la prende con un critico televisivo, rientra nella categoria «scrittori», avendo pubblicato In parte Morgan e il (volutamente profetico?) Dissoluzione.
Niente da fare, i gol non si trovano da nessuna parte. È tempo di un’altra sigaretta, questa volta sul balcone. C’è aria di pioggia. Un sorso di vino? Perché no? E poi, subito a letto? S’è fatta l’una... Non sia mai, sta arrivando il bello: L’appuntamento. Scrittori in tv.
«Ho sbagliato tante volte ormai che lo so già...», canta la Vanoni in sottofondo, accarezzando i titoli d’apertura. Marzullo, terreo, introduce il libro clou. L’ha scritto un professore e ne parlano tre o quattro professori. «Dall’assistente Bignardi agli ordinari», pensi, «sembra d’esser tornati in università». Il tema non è esaltante: il Risorgimento. Ma... un momento, chi è quella lì? S’è un po’ allargata, certo, del resto i quaranta deve averli passati da un pezzo... ti sembra di riconoscerla... Marzullo svela l’arcano: è Michela Miti, ex attricetta di film sexy, e adesso potrebbe essere la mamma di una velina... Le fanno leggere brani su Cavour: non è molto convincente, come novella contessa di Castiglione.
Torni su Raitre. C’è una cosa che si chiama Cult Book, e siamo già nella terra di nessuno di Rai Educational. In un montaggio fra Matrix (il film) e Voyager del mitico (in senso letterale, perché forse non esiste nemmeno) Roberto Giacobbo ecco un ricciolone con fisico da bagnino che legge frasi da libri celebri. È Stas’ Gawronski, e ha una dizione da Distretto di Polizia.
Scanali ancora e ti ritrovi nel salotto marzulliano. Servizietto precotto sulla presenza nelle librerie dei saggi storici. Una magretta dice: «Ho appena preso questo qui di Denis Mack Smith. Un bel mattone, però se ce la faccio lo leggerò». Pubblicità regresso.
Torni dal ricciolone giusto in tempo per vedere una specie di valletta che mette un volume sulla bilancia e sentenzia: «Trecento grammi enciclopedici». «Lasci, lasci pure, ho gente a cena», mormori come sa fossi dal salumiere (da qualche tempo, sul tardi, parli da solo, non è un buon segno).
Che strano destino, quello dei libri e degli scrittori in tv. Ti vien quasi da rimpiangere lo spot di quel caffè... ricordate? Il caffè che ora è targato George Clooney. C’era un tale in golfino casual tipo Paolo Crepet che faceva un discorsetto sul fatto che il caffè fa bene quando non fa male e che lasciava intendere che lui, di notte, quando cerca l’ispirazione, un caffè di quella marca lì se lo fa senza problemi, perché lo aiuta a scrivere senza togliergli il sonno.
Magari non hai caffè in casa, né di quella né di altre marche. E poi a tenerti sveglio provvede il solito pensiero. «Che si fa? Si va a letto a leggere qualche pagina di Stanislaw Lem? È l’una e mezza. Diciamo che non sarebbe una cattiva idea dormire un po’. Domani sarà una giornata pesante».