«Che batticuore per interpretare la sensuale Violetta»

Parla Irina Lungiu, giovane soprano di talento che con la sua «Traviata», ha messo in ombra l’esperta Gheorghiu

da Milano

Che cosa passa nella testa d'una cantante molto giovane dopo aver ricevuto un'ovazione alla Scala come protagonista della Traviata? Ero curioso di saperlo, e a Irina Lungu, moldava, 27 anni, perfezionata all'Accademia della Scala, voce toccante, fisico svettante, schietta natura da grande interprete, sono andato a chiederlo.
«Prima di tutto, un grande onore. Cantare Verdi, cantarlo in Italia, cantarlo alla Scala. Voi forse non ve ne rendete conto che cosa sia per noi, nei pensieri, nei sogni e poi nell'esserci riusciti... Poi una felicità: fatta di cose vere, concrete: essere accolta da compagni di palcoscenico quali Nucci e Vargas, essere accettata e aiutata. E poi un'impazienza: di imparare la parte meglio, di scoprire più a fondo il personaggio, di trovare come le proprie idee ed i propri sentimenti si accordino con le difficoltà concrete e le intenzioni degli altri in palcoscenico».
Lei è entrata in uno spettacolo storico, con la regìa di Liliana Cavani già disegnata per altri e con un direttore che ha fatto da tempo le sue scelte, Lorin Maazel. Come si è trovata?
«Ho cercato di capire, per prima cosa. Figurarsi, non avrei voluto perdere l'occasione di imparare. Non è stato tutto facile, anche perché naturalmente io canto solo qualche recita, e le prove sono state poche, e le mie esperienze precedenti erano diversissime, tendevo a buttarmi molto di più. Qui ho dovuto pensare come contenermi in una recitazione che chiede gesti sobri, poco movimento, e in un'interpretazione musicale che predilige tempi lenti».
A me è sembrata naturale: quelle agilità vocali non sfrenate nell'acrobazia ma calde, espressive, quel dolore del sacrificio non esibito, tutta raggomitolata davanti al padre dell'uomo amato che viene a chiedere di lasciarlo... Ma quale sarebbe la sua Violetta?
«La mia? La cerco, la cercherò sempre, figurarsi adesso. Il mio sogno naturalmente è trovare l'occasione con grandi maestri e tante prove... Tanto lavoro dove stiano insieme la disciplina e la libertà... Alla ricerca di Violetta! Quello che sento, di cui sono sicura, e che ho provato fin da quando ragazzina mi sono immedesimata in lei leggendo La signora delle camelie, da cui ha preso Verdi, è che è una ragazza che, malgrado abbia ceduto alle lusinghe del bel mondo e malgrado la durezza delle conseguenze, è rimasta saggia, semplice, senza cinismo, sensuale... Mi piacerebbe riuscire a far sentire che, quando si lancia nelle agilità brillanti e leggere dopo aver conosciuto Alfredo, si sta difendendo dalla paura dell'amore, questo sentimento che le viene addosso come un camion... Questo suo maturare spiritualmente ma sempre mantenendo tutta se stessa, perché Violetta è lei dalla prima all'ultima nota, come anima e come stile di canto».
Ha avuto paura? Dopodomani, lunedì, canterà ancora, ne avrà meno?
«Ero talmente nervosa che non riesco a ricordare bene quello che ho fatto. Spero di essere più rilassata. Sto sperimentando che cosa sia il teatro... Pensi che poco tempo fa sono stata Violetta a Roma, anche là come sostituto della signora Gheorghiu. La regìa di Zeffirelli vuole che durante il preludio del primo atto Violetta stia in scena, a letto, come se fosse già morente e ricordasse la storia che poi si svolge. Be’, una volta che doveva cantare lei e non ha potuto, mi sono trovata dunque a letto dietro al sipario chiuso, il pubblico che aspettava la bravissima e famosa Violetta, e ho sentito da lì l'annuncio che invece avrei cantato io e il mormorio di delusione della gente... Altro che paura...».
Si interrompe, riflessiva. E la vedo fare istintivamente il gesto di raggomitolarsi sotto le coperte.