Che bella la Centrale, obliteratrici a parte

Il marmo è così lucido che ti ci puoi specchiare. I tapis roulant ti portano ai binari in tempi record, i nuovissimi display elettronici lampeggiano come a dire: "Fai presto, il tuo treno se ne va". Allora tu affretti il passo ma...

Il marmo è così lucido che ti ci puoi specchiare. I tapis roulant, efficientissimi, ti portano ai binari in tempi record, e non devi più neanche trascinare la valigia per le scale. Quando arrivi a destinazione i nuovissimi display elettronici lampeggiano come a dire: «Fai presto, il tuo treno se ne va». Allora tu affretti il passo. Hai ancora tre minuti a disposizione. Ma sei tranquillo, in fondo - pensi - fra te e la sospirata partenza c'è solo una piccola incombenza: timbrare il biglietto. Corri, imbuchi il cartoncino nella macchinetta gialla e aspetti. Trenta preziosissimi secondi e scopri che l'obliteratrice, retaggio della Centrale pre-restyling, proprio non va. Allora riprendi a correre e passi da una timbratrice all'altra, sperando di incontrare quella giusta. Al quinto tentativo senti il rumore inconfondibile del timbro. Recuperi il biglietto finalmente valido e torni al binario numero 8. Ti affanni ma è tutto inutile, il treno ormai è andato via. Il fatto è che non avevi scelta. Sai bene che se fossi salito senza timbro avresti ricevuto una multa salata. Allora ti guardi intorno e scopri che sei in buona compagnia. Il via vai di passeggeri in cerca dell'obliteratrice perfetta è inarrestabile. In tutta la stazione Centrale ce ne sono 35. Una ventina disposte lungo i binari. Di queste, sette sono fuori uso. Alcune perché guaste - a testimoniarlo c'è un grosso adesivo in bianco e nero - altre in attesa di essere "ricollocate". Intorno tutto risplende e sa di nuovo. Ma le macchinette sono sempre le stesse. Giallo scuro, piccola fessura orizzontale per timbrare il biglietto, lucina rossa che avverte del guasto. Se sei fortunato è accesa e passi subito all'obliteratrice successiva. In caso contrario infili più volte il biglietto nella fessura, girandolo e rigirandolo convinto di aver sbagliato il verso. Perdi minuti preziosi e ti accorgi troppo tardi che la colpa non è tua. A quel punto te ne vai sconsolato mentre il treno lascia la galleria. Dai un ultimo sguardo alla bellissima stazione ristrutturata poi ti poni la fatidica domanda: «A quando il restyling delle obliteratrici?».