Ma che belli, i brutti ricordi

Questa sì che è una notizia: hanno inventato la pillola che cancella i brutti ricordi. Silvio Sircana potrà rimuovere dalla memoria il pit stop estivo sul viale dei trans, D’Alema i pesci in faccia ricevuti dall’amica Condy, quelli del centrodestra la sconfitta elettorale e forse perfino la faccia di Follini. Dicono che funzionerà anche nel calcio: gli interisti dimenticheranno il 5 maggio, i milanisti il 25 maggio, gli juventini l’esistenza di Moggi e Giraudo, mentre per quella di Cobolli Gigli devono rassegnarsi. Gli unici tifosi che non prenderanno la pastiglietta saranno quelli del Torino, che se non piangono sulle loro disgrazie non sono contenti.
La notizia ci è stata data così, con squillo di trombe: «Addio lunghe sedute dallo psicanalista o notti insonni», leggiamo su un grande giornale, che spiega: «Presto cancellare dalla memoria un evento traumatico o, più semplicemente, un fastidioso brutto ricordo, potrebbe essere facile come prendere un’aspirina». La fonte è serissima: il Centro per le Scienze Neurologiche di New York. Perbacco. Ma funzionerà? «Per ora - leggiamo - i test sui ratti hanno dato risultati molto incoraggianti». Quali brutti ricordi avessero le pantegane utilizzate come cavie (un gatto che insegue? formaggio andato a male?) non è dato sapere, così come non è dato sapere come abbiano fatto a comunicarli ai ricercatori.
La notizia fa comunque il giro del mondo con una sua àura di credibilità: che diamine, la scienza è scienza. Inutile porsi oziose domande. Ad esempio la seguente: come fa la pillolina a cancellare solo i ricordi che si vogliono cancellare, e non anche altri? La domanda non è peregrina perché i ricercatori assicurano che il «correttore mnemonico» - questo il nome del nuovo elisir - «può cancellare un singolo evento sgradevole», quindi va a beccare nel cervello un file preciso, non è una specie di anti-depressivo che solleva da uno stato di malessere generale. E poi, altra domanda: che cosa capiterà a chi, avendo cancellato dalla memoria un fatto che voleva cancellare, incontrerà qualcuno o qualcosa che glielo farà ricordare? Dovrà prendere un’altra pillola?
Ma, al di là delle battute, la notizia suscita alcune considerazioni, ahimè, più serie.
La prima riguarda la superficialità, per non dire la stupidità, con la quale noi giornalisti - con la complicità di scienziati in cerca di gloria un tanto al chilo - informiamo su medicina e dintorni. Se sfogliate la raccolta di un quotidiano, nel giro di pochi mesi trovate tutto e il contrario di tutto: che il cancro è stato sconfitto, anzi che è stata sconfitta l’Aids e però sta arrivando l’aviaria che farà venti milioni di morti; che le vitamine che prima facevano tanto bene adesso ti spediscono all’istituto dei tumori, e così via. Invece che un garante della privacy, ci vorrebbe un garante sulle bufale.
Seconda considerazione. L’idea che possa bastare una pillola per restituirci la serenità si inserisce perfettamente nella convinzione, oggi assai diffusa, che l’uomo sia soltanto un ammasso di materia. Cellule. Neurotrasmettitori. Adrenalina e serotonina. Insomma, una massa biologica senza libertà né coscienza di sé. Un tempo il salmista chiedeva al Signore: «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli». Oggi altro che poco meno degli angeli, siamo considerati irresponsabili robot: tutto - ci assicurano - dipende dai mitici «geni». Sei un delinquente? Colpa di un gene. Tradisci la moglie? È per via del gene dell’infedeltà. Sei di destra? Dipende da un gene. Di sinistra? Idem, solo che il gene è un altro. Tra un po’ leggeremo che qualche scienziato ha trovato il gene che fa dire a uno scienziato che tutto dipende dai geni.
Terza e ultima considerazione, la più preoccupante. Il tentativo di cancellare i brutti ricordi fa parte della tragica illusione di escludere dall’orizzonte umano la possibilità del dolore. Dal nascere al morire, ormai si pretende che tutto avvenga senza sofferenza. Così anche gli «eventi sgradevoli» devono essere rimossi, e senza fatica: con un poco di zucchero la pillola va giù.
Illusione tragica non solo perché il dolore e la sofferenza sono inestirpabili, e pertanto vanno affrontati e vissuti, non rimossi. Ma tragica anche perché senza la memoria del dolore (e del male commesso) nessuno è mai cresciuto, né si è migliorato. E senza il ricordo dei nostri errori e dei nostri orrori saremmo portati a ripeterli, quegli errori e quegli orrori, ancor più di quanto li ripetiamo oggi che non c’è il «correttore mnemonico».
Michele Brambilla