Ma che belli gli Sgarbi telefonici a un Parente serpente

Parrà strano, visti i toni, ma non c’è dubbio che la polemica culturale più interessante dell’estate sia quella tra Vittorio Sgarbi (reo di aver cercato di far pubblicare sotto pseudonimo, su un noto quotidiano, un pezzo auto-elogiativo) e Massimiliano Parente (reo di aver pubblicato sul Riformista i messaggini nei quali rifiuta la proposta di firmare col proprio nome l’articolo incriminato). I due protagonisti sono ego-maniaci, agitati, autoreferenziali, elegantemente volgari. Sta di fatto che la loro querelle (dalla prosa di Longhi alla scrittura di Proust) rimane uno dei più intelligenti e colti dibattiti estetico-morali sul concetto di letteratura che si ricordi a memoria di giornalista. E per di più - è pazzesco - via sms. Che, contrariamente a quel che si dice, non uccidono affatto la creatività.