Che bello il Milan dei tre Re Magici E Ibra «l’è semper lù»

Milano Adesso diranno che è merito delle zolle, appena sistemate sul prato di San Siro, provenienti dalla Francia, le stesse utilizzate dal Barcellona per il Camp Nou. Illusione. Il colpo d'occhio è perfetto anche se sulle prime qualche scivolone segnala la non perfetta aderenza delle zolle stesse. Dettagli rispetto alla vergogna di Verona. Il Milan risolve la pratica Brescia nella mezz'ora canonica, con tre squilli di tromba che riempiono la sua serata di emozioni e di gol. Tutto facile, persino troppo facile per essere vero e per non apparire anche la conseguenza della fragilità del rivale, subito sotto, dopo 3 primi, e poi incapace di remare contro-corrente. I meriti del gruppo allestito da Allegri, in piena salute e non a caso a quota 33, sono altri e si possono così sintetizzare: 1) la squadra gode di uno stato di forma incoraggiante per essere ai primi di dicembre; 2) il rientro di Pirlo a centrocampo non ha compromesso i meccanismi di gioco, anzi ha provveduto ad esaltarli; 3) la novità costituita da Boateng, promosso tre-quartista al posto dello spolpato Seedorf, dimostra che il tecnico continua a lavorare con la sua testa e che il ghanese lo aiuta a riempire l'area quando Ibra si decentra; 4) il rischio delle ammonizioni (legate allo sciopero) viene azzerato grazie alla condotta dei singoli e anche al clima della sfida che scade, nella ripresa, a livello di esibizione. Persino l'acciacco tradito da Nesta all'intervallo passa in cavalleria. Nella ripresa il Milan offre l'idea di non voler affondare il colpo e si concede gli altri cambi per consentire in particolare a Ronaldinho di ricevere l'abbraccio della sua curva. Il gaucho gioca 25-28 minuti, segno dell'attenzione e della voglia di recuperarlo alla causa.