Che bello riconoscere la passione civile sulle facce dei lettori

(...) se la mettessi sull’estetica pura sarei immediatamente fuori gioco. Le belle facce, la fisiognomica in positivo, sono facce da cui trasuda passione. Facce serene, facce che hanno magari anche molto sofferto, ma soprattutto facce di gente perbene. Gente, fra l’altro, di tutte le età: dal bimbo che ha accompagnato il suo papà a Savignone, che avrà avuto meno di quattordici anni, all’ingegner Navone e al dottor De Paoli che, diciamo, hanno superato felicemente gli ottanta, senza scendere nel particolare sul «da quando» li hanno superati.
E poi, persone diversissime fra loro: da Luciano Ardoino e sua moglie che stravedono per Enrico Musso ad altri che Musso non lo vogliono più vedere nemmeno in fotografia come Gian Luca Fois; consiglieri del Centro-Est come Aldo Siri, Enrico Cimaschi e Lorenzo Pellerano che magari in passato hanno anche litigato, ma che l’altra sera erano insieme; pidiellini come Gianni Plinio, Giorgio Bornacin e Matteo Rosso e un piddino doc come Giovanni Raggi; dipendenti pubblici fieri del proprio lavoro e stakanovisti come Alessandra Aonzo e paladini del licenziamento della metà (almeno) dei dipendenti pubblici come Marco Marchionni...
Potrei continuare per pagine. Ma il punto decisivo è che raccontando un gruppo simile, diversissimo per caratteristiche generazionali, politiche, sociali, tutti sono accomunati dalla medesima passione civile, ma soprattutto umana. E, soprattutto, che non meritano una politica che, ogni volta che ha a disposizione un posto che conta, candida uno straniero, uno che con loro non c’entra. Uno che non ha la stessa passione e bellezza.
L’altra sera, a Savignone, hanno anche discusso animatamente, quasi litigato. Ma non per strapparsi un osso. Hanno discusso, quasi litigato e si sono pacificati. Ma, vivaddio, l’hanno fatto sulle idee.
L’altra sera, a Savignone, è stata la vittoria di Simonetta Caprile e del ricordo di suo marito. Ed è stata la vittoria della passione. Quella che spinge decine di persone che non si conoscevano ad uscire di casa un venerdì sera, imboccare l’autostrada, salire in collina e riempire una sala per discutere di politica e di Giornale. Alberto Clavarino ha rinunciato persino a vedere il Milan.
Insomma, vi ho raccontato un miracolo.