CHE BELLO, IL SALUTO DI CHEBELLO

Ormai è passata una settimana dalla morte di Osvaldo Chebello, il sindaco di Cairo Montenotte, in Valbormida. Ma, anche una settimana dopo - anzi, proprio una settimana dopo - ci piace ricordare lui e il suo esempio giusto solo per il piacere di parlare di una persona buona. Dopo che nei numeri scorsi abbiamo raccontato di come sappia essere malata la politica, anche nei piccoli Comuni, persino in microcomunità - negli ultimi giorni molto più nell’Unione, ma comunque senza soluzione di continuità fra centrodestra e centrosinistra - è bello raccontare un personaggio positivo.
E Chebello positivo lo è stato fino alla fine: sindaco di Cairo per vent’anni, ma non ininterrotti; socialista da sempre, portando con orgoglio questo nome; ha voluto essere in Comune fino agli ultimi giorni, senza trascurare alcuna pratica, senza rifiutarsi di parlare con nessun cittadino. E, quando ha capito di essere arrivato davvero alla fine, ha chiesto di lasciare l’ospedale a Pavia per tornare a morire a Cairo. Amava il suo paese, la sua valle e la sua Liguria e la gente l’ha capito, riempiendo la piazza il giorno del funerale come non mai. La amava talmente tanto, la sua Cairo, che quando venne eletto consigliere regionale nella lista Biasotti, ruolo incompatibile con la poltrona di primo cittadino del suo paese, fu l’unico (l’unico della storia, forse) a optare per il Comune. Rinunciando a qualcosa come quindici milioni di lire al mese, o giù di lì.
È passata una settimana. Ma la storia di Chebello, andrebbe pubblicata tutti i giorni. Riconcilia con la politica.