Che bravo l’illusionista Ronson

Solo quando inizia a cantare Simon Le Bon si intuisce davvero che cosa sia venuto in mente a Mark Ronson, il geniaccio di nuova generazione che ha pure prodotto l’ultima Amy Winehouse. Dunque: mescolare gli anni ’80 con i ’90, nel senso di synth pop e hip hop, romanticismo e pomposità, decadenza e cosmopolitismo. E allora Record Collection è il segno un po’ sterile di chi rovista nel mucchio invece di costruirne qualcuno nuovo di zecca. Però i quattordici brani, pieni zeppi della tastiera vintage dell’illusionista Mark Ronson e delle voci dei suoi ospiti (tra gli altri Boy Gorge, D’Angelo, Ghostface Killah e la meravigliosa Rose Ellinor Dougall delle Pipettes), hanno un ritmo che non lo tieni fermo. E non stancano mai,neanche quando sembrano vecchi come il cucco.