Che caos la politica in tv Più la guardi, meno capisci

Ma quando un inglese, un francese, un tedesco, un americano, come i protagonisti delle barzellette di un tempo, guardano la televisione italiana, cosa penseranno, che siamo perennemente in campagna elettorale? In un paese dove il dibattito è per forza politico, in una televisione che pullula di politici quando trent’anni fa i politici erano confinati in Tribuna Politica, uno spazio rigorosamente controllato e presto simbolo di noia mortale («che palle, sembra Tribuna Politica» si cominciò a dire quando un programma faceva sbadigliare, peggio c’erano solo I Programmi dell'Accesso, una cosa tristissima e cimiteriale che solo in Italia potevamo inventare). Oggi, se non vuoi vedere gli smandrappati dei reality, famosi o non famosi, isolati nelle isole o rinchiusi nelle case, devi sorbirti la politica dalla mattina alla sera, finisce la sigla di un telegiornale e ti becchi Annozero, Ballarò, L’infedele, Omnibus, Matrix, Porta a Porta, Otto e mezzo, In onda, i fuorionda, non ne posso più, mi viene da vomitare, anche perché almeno si parlasse davvero di politica.
L’alibi è «l’approfondimento», bisogna «approfondire», e non esiste approfondimento che non sia politico, e il bello è che non si approfondisce mai nulla, si sparano dati, cifre, sondaggi, senza nessuna verifica oggettiva, tanto nessuno viene mai smentito, tutto è opinione, non esistono più fatti, fuori piove e c’è il sole. I politici vanno più in televisione che in Parlamento, anzi credo vadano in Parlamento per poter andare in televisione, senza contare quelli, come Luca Barbareschi, che si fanno eleggere perché erano in televisione e dopo eletti continuano a fare televisione o a lamentarsi in quanto non ci vanno abbastanza. I politici di destra sembrano andare in televisione per legittima difesa, per difendersi dai politici di sinistra nelle trasmissioni di sinistra (quasi tutte, una trasmissione politica deve essere di sinistra altrimenti è «di parte»), ma anche a loro piacerà molto andarci, a Bocchino o La Russa non meno che a Di Pietro, strabordante e onnipresente, il quale due settimane fa dalla Gruber, in preda all’entusiasmo, si è preso a schiaffi da solo per rappresentare la condizione della sinistra italiana, cioè se stesso.
In ogni caso il politico di destra è sempre invitato per «bilanciare» e «difendersi» dalle accuse dei buoni, i quali a loro volta sono inchiodati alle poltrone televisive per difendere «la democrazia», se fossimo una democrazia seria vieteremmo la parola democrazia e li manderemmo ai lavori forzati a costruire il Ponte di Messina, perché poi, pur spegnendo il televisore, i discorsi sulla «democrazia» te li ritrovi la mattina al bar sottocasa. Inoltre, curiosamente, alla scomparsa dei fatti, in nome del rispetto delle opinioni, si assiste anche alla scomparsa della coerenza delle opinioni, perfino delle proprie, senza doverne rendere mai conto, tanto chissenefrega, basta essere ospitati.
Ciascuno quindi può dichiarare la mattina a Omnibus l’opposto di quanto dichiarerà la sera a Ballarò, perché le cose cambiano velocemente in questi tempi (ma allora perché non aspetti di avere una versione definitiva e non te ne stai a casa?), e dunque un giorno si va alle elezioni, e si approfondisce, il giorno dopo non più, e si approfondisce, e il giorno dopo di nuovo sì, e si riapprofondisce, e a forza di approfondire si sprofonda senza affondare mai da nessuna parte. Berlusconi, c’è da dire, mi è simpatico, perché lui non va quasi mai in televisione, lo si vede su un predellino, per strada, in un comizio del Pdl, sempre fuori, all’aperto, mica come Bersani e Di Pietro e Vendola al calduccio negli studi, ma ce l’hanno comunque con lui perfino quando telefona nelle dirette (con il gusto di sbattergli il telefono in faccia), o perché non va in televisione («non accetta il contraddittorio») o perché controlla tutte le televisioni, dove vanno gli altri, o perché è troppo simpatico, e in televisione bisogna essere angosciati e preoccupati.
Non crediate di salvarvi con i comici, va da sé che parlino di politica altrimenti non si sentono intelligenti (e sono scemi, perché i politici li battono anche lì, il Bagaglino ormai se lo fanno da soli), né con gli autori di narrativa (Pennacchi vince lo Strega e parla di politica, Saviano parla di politica, Scurati parla di politica), né con gli scrittori veri e in pensione come Aldo Busi, che andò all’Isola dei famosi finendo per parlare di politica anche lì, così, tanto per non sembrare superficiale, riapparendo recentemente a Otto e mezzo, per parlare di politica, specificando che voterebbe solo per se stesso, chissà se fonderà un partito con le stelle come Beppe Grillo, che non va in televisione ma viene trasmesso in televisione perché parla di politica e contro la politica ma per vederlo dal vivo bisogna pagare trentasei euro, e allora meglio Berlusconi, ha più del 2,6 per cento e è gratis e ci scappa pure qualche barzelletta.
Infine succede anche al sottoscritto, purtroppo, e quando mi invitano in televisione è tutto un «No, grazie» (ultimamente, per non apparire uno scrittore snob, specifico: «Parlo solo di eventi dal Cambriano al Pleistocene, gli ultimi dodicimila anni mi annoiano a morte»), e mi succede perfino quando accetto l’invito, come la scorsa settimana, andando alla trasmissione del bravo Antonello Piroso «Ah(i)-Piroso», «Ma si parla di politica?» ho chiesto, e un redattore, gentilissimo e rassicurante «Certamente, anche di politica», temendo fossi preoccupato di non poterne parlare.