Che cos’è il fondo Gamberale? Soldi in cambio di infrastrutture

Cos’è o meglio chi è F2i, il Fondo Italiano per le infrastrutture, più noto come fondo Gamberale, quello che vorrebbe acquistare insieme il 18,6 per cento delle azioni Serravalle e il 20 per cento di quelle Sea in mano al Comune. E di Sea magari anche il 14,5 di proprietà della Provincia? La risposta è appunto Vito Gamberale, una laurea in ingegneria meccanica alla Sapienza di Roma, ex manager nei colossi del capitale pubblico come Eni e Sip (oggi Telecom Italia) dove ha sviluppato la telefonia mobile diventando poi ad di Tim Telecom Italia Mobile. Per poi passare con i Benetton per i quali è stato amministratore delegato di Atlantia, la società che ha rilevato Autostrade spa al momento della privatizzazione. Poi nel gennaio del 2007 l’idea di creare F2i, un fondo che «si pone come centro di aggregazione e di alleanze con soggetti pubblici e privati che operano nel settore delle infrastrutture nazionali attraverso la partecipazione a processi di privatizzazione». A metterci il capitale oggi sono Cassa depositi e prestiti, la società di proprietà del ministero del Tesoro e colossi privati come Intesa san Paolo e Unicredit. O fondazioni bancarie come Cariplo e Montepaschi. Ma, in generale, come ha ricordato l’assessore al Bilancio del Comune Bruno Tabacci per smentire l’ipotesi di partigianeria, «un fondo para pubblico» che raccoglie un po’ tutte le principali fondazioni bancarie, società di assicurazione, casse previdenziali delle professioni. Una bella quantità di denaro liquido da investire in infrastrutture già esistenti. Come il 70 per cento dell’aeroporto di Capodichino rilevato l’anno scorso da una società inglese. O la società Metroweb, quella che ha cablato Milano. Oggi la voglia di dare una zampata a Sea e Serravalle.