«Che cosa farei se fossi ministro del Turismo»

Signor Briatore, dopo gli ultimi «arrembaggi» fiscali agli yacht di Massimo Boldi e Vasco Rossi, nei porti francesi si pasteggia a caviale e champagne - e questo è di prassi -, ma anche in quelli croati e del Montenegro. Ovunque arrivino le flotte dei diportisti spaventati dai controlli italiani.
«I controlli andrebbero fatti quando le barche sono in porto, dico gennaio, febbraio, marzo, aprile... le barche mica volano. Non c’è motivo di spettacolarizzare sempre i controlli».
Perché lo fanno?
«Non lo so. Non ne ho idea. Il problema è che la spettacolarizzazione ha spaventato molta gente».
Risultato?
«Ora in Francia non riesci a buttare un’àncora perché c’è sovraffollamento di barche, in Italia c’è il vuoto. Siamo in pieno agosto, sono a Cala di Volpe, ci saranno otto... forse dieci imbarcazioni».
Un danno enorme per il turismo e per l’indotto.
«Credo sia molto, molto, molto superiore a quanto in effetti si cerca di recuperare».
Alcune stime fissano in un miliardo di euro la perdita del comparto da quando è scoppiato, con il suo «Force Blue», il caso charter.
«A controllare i charter sono cinque grandi società e so per certo che tutte hanno sconsigliato ai charteristi di venire in Italia. Questo è un danno enorme e non solo per i porti. Per l’indotto: ristoranti, negozi, shopping, taxi. Ad oggi, ho moltissimi amici che dovevano venire qui in Sardegna e sono in Croazia, sono a Saint Tropez, sono tutti stati sconsigliati dal venire in Italia».
Una ricetta?
«Credo che l’Italia dovrebbe agire all’opposto: anziché fare solo repressione, dovrebbe investire per avere una bandiera appetibile per tutte le barche; tanto più che abbiamo oltre 7mila km di coste. Dovremmo essere la bandiera per eccellenza... Siamo il Paese con più cantieri navali al mondo, un settore che dà lavoro a migliaia di persone e con le coste che abbiamo dovrebbe esserci qualcuno che ci dice: “Ok, mettiamoci a fare una seria programmazione per i prossimi 50 anni così da costruire 150-200 porti...”. Non ne abbiamo, soprattutto al Sud».
Altrimenti?
«Non cambierà mai nulla. In fondo siamo già l’unico Paese turistico che prima, con Soru, ha introdotto in Sardegna la tassa sul lusso mandando via tantissima gente, e adesso spettacolarizza i controlli fiscali».
Si dice serva anche a sensibilizzare...
«Nel mondo nella nautica si sa bene chi fa veri charter e chi ne fa mascherati».
Se lei fosse il ministro del Turismo?
«Cercherei di fare una legge per rendere appetibile la bandiera italiana rispetto a quella delle Cayman o di Malta, poi ristrutturerei i porti, poi ne farei degli altri, l’Italia dovrebbe essere il porto d’Europa... Invece di reprimere dovremmo investire sul futuro».
Servirebbe un tavolo con il governo, con il ministro del Turismo.
«Non bisogna parlare, bisogna fare. Nelle altre nazioni i ministri del Turismo sono intervenuti incoraggiando la gente ad andare nei loro Paesi».