"Che delirio, quella regista è da arresto"

Il Maestro boccia senza appello Emma Dante: «Porta il male sulla scena. Allontana i giovani dall’opera» Salva però la protagonista: «Ha una bellissima voce, penso di chiamarla per la mia prossima Turandot»<br />

Franco Zeffirelli, regista, scenografo, costumista di teatro, cinema, opera lirica e televisione. Quanto all’opera, è autore di storiche produzioni in giro per i teatri del mondo, Scala inclusa. In una parola: un gigante del palcoscenico. Ebbene, Zeffirelli boccia con formula piena la Carmen che ieri ha aperto la stagione 2009-2010 del Teatro alla Scala. Le sue non sono osservazioni, ma vere e proprie staffilate, il maestro fiorentino rovescia con tutta la forza che ha in corpo il suo disappunto. «È una Carmen da delirio», tuona lui che affrontava per la prima volta Carmen con un genio della direzione d’orchestra come Carlos Kleiber.
«Operazioni come questa di Carmen sono molto pericolose e in modo particolare in una fase in cui il mondo dell’opera è in crisi. Sono sperimentazioni che danneggiano i giovani: così si rischia di perdere le generazioni del futuro».

Conosce la regista, Emma Dante?

«Ho visto cose sue: oscene. Porta il male sulla scena. In questa Carmen, per esempio, travisa completamente lo charme di Bizet per far emergere il negativo. Sarebbe da arrestare».

Forse tenta, a modo suo, di dare letture moderne.
«Sì, come si sta facendo in Inghilterra, Francia e Germania dove si distruggono, in modo volgare, i capolavori».

Parlava soprattutto dei giovani.
«Mi spiace che si imbattano in questi spettacoli e in persone pericolose. La Scala così crea equivoci nelle giovani menti. Un ragazzo, ignaro di come si faccia il vero teatro, crede che sia legittimo uno spettacolo come questo considerato che lo produce la Scala».

Chi sarebbero queste persone pericolose?
«Penso alla Dante e allo scenografo Richard Peduzzi, il vero motore primo di questa Carmen orrenda. È uno dei peggiori scenografi in circolazione, ha mandato in tilt il sistema culturale francese e italiano. Come si fa a offrirgli un palcoscenico come quello della Scala?».

Sta forse puntando l’indice verso la stanza dei bottoni?
«Il sovrintendente Stéphane Lissner fa bene il suo mestiere, anche se non ha un alto livello culturale. La Scala ha conosciuto il meglio, questa Carmen è spazzatura».

In tutta questa operazione, che ruolo occupa il direttore d’orchestra, in tal caso Daniel Barenboim?

«È uno straordinario pianista e ottimo direttore d’orchestra. D’intelligenza superiore. Però forse sta un po’ giocherellando».

Cosa non funziona in questa Carmen? Il chiaro anticlericalismo?
«Per esempio. Che ci sia un velo anticlericale nella cultura spagnola passi pure. Ma applicarlo così radicalmente alla Carmen di Bizet non funziona. Non ho visto qualcosa di così pericoloso come ciò che crea Emma Dante».

Scendiamo nei particolari: cosa ci dice del personaggio Carmen?
«La regista pone un’ombra di crudeltà sull’innocenza. Carmen è una donna libera. Appartiene alla galleria delle donne innovative dell’Ottocento, donne che si ribellano alla tirannia del maschio. Ma la Dante va oltre".

Cosa ne pensa della Carmen di Anita Rachvelishvili?

«Ha una bellissima voce, peccato sia andata in mano a una regista così. La vedo bene per la Turandot che farò in Arena quest’estate. Ci sto pensando. Kaufmann poi è straordinario, manca il profumo spagnolo nella sua voce, del resto è di scuola tedesca. Ma è un ottimo cantante, pure fotogenico, stupendo. È il più bel tenore in palcoscenico di questi tempi».

La prima scaligera è nota per le reazioni del loggione: talvolta scalpitanti.

«Mi sembra che la Scala sia morta, invece. Pochi buu, tutti appiattiti».

Forse ci penseranno i critici domani e dopo.

«Ma no. Quando non senti un fischio vuol dire che i critici saranno buoni. Dove sono finiti i critici che ci facevano a pezzi?».
Lei crede forse nella connivenza tra pubblico e critica?
«Il pubblico segue gli ordini. È tutto preparato. C’è di mezzo la massoneria franco-italiana».