«Che errore applaudire Napolitano»

Santanchè all’attacco: «Il presidente ha fatto un discorso di parte. I nostri elettori non gli avrebbero mai battuto le mani»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

«Il discorso di Napolitano? Ideologico, da capo di un governo di sinistra e non da presidente della Repubblica».
Daniela Santanché, deputata di An, cosa non le è piaciuto ?
«Non possiamo astrarlo dal contesto: il Paese è spaccato a metà. L’Unione ha eletto Napolitano con un atto di arroganza politica. Mi aspettavo che lui ponesse l’accento su ciò che può unire, non dividere».
Non è accaduto?
«Ha scelto argomenti che dividono: legge Biagi, giustizia, immigrazione... ha voluto fare un discorso politico rivolto solo alla sua parte. E non ha nemmeno ringraziato il governo».
Nemmeno Ciampi lo aveva fatto con D’Alema, nel ’99.
«Ripetere gli errori non è un successo. E poi l’omaggio a Nilde Iotti... ».
Non andava bene?
«Anche quello era di parte. Perché non ha citato anche la Pivetti? Le donne presidenti della Camera sono state due».
Nemmeno lo stile istituzionale le è piaciuto?
«Non c’era umanità. Non un sorriso, una pausa... era il discorso di un uomo di apparato, da burocrate comunista».
Ex comunista.
«Ma lunedì sembrava di essere fuori dal tempo, tornati al passato. Allora la sinistra poteva avere più coraggio ed eleggere un comunista del nostro tempo».
D’Alema?
«La Finocchiaro no?».
Non si esagera con questa storia dei comunisti?
«L’anticomunismo è stato un nostro cavallo di battaglia elettorale. Non possiamo tradirlo».
Nemmeno un applauso a Napolitano?
«Solo due: per il ricordo dei caduti in Irak e sulle radici cristiane dell’Europa».
Gli altri del suo partito, Fini in testa, applaudivano di più.
«E cosa vuole che dica... sono una voce fuori dal coro».
Il vertice di An, anche rispetto a Forza Italia e Lega, sembra cercare uno spirito bipartisan con Napolitano.
«E io non ce l’ho questo spirito bipartisan. E nemmeno i nostri elettori: ci vogliono duri e decisi. Secondo lei avrebbero applaudito, loro?».
Secondo Fini, evidentemente sì. Secondo lei?
«Figuriamoci. Ci chiedono di non dare tregua alla sinistra, vogliono scendere in piazza».
Un conto è il governo, un conto sono le istituzioni.
«Ma se le hanno occupate tutte, le istituzioni! E noi dovremmo fare standing ovation? Io non ci sto. Non ho complessi».
Non riconosce Napolitano?
«Certo che lo riconosco. È lui che deve riconoscere metà degli italiani. Lunedì ha perso una grande occasione».
Ha parlato di ombre nella Resistenza.
«Ormai lo dicono tutti... Io sono una donna di destra: voglio fatti e non parole».
Fatti. Per esempio?
«Un forte gesto simbolico di riconciliazione con la nostra parte politica. Un omaggio ai caduti nelle foibe».
Si sente isolata dentro An?
«Siamo un partito di massa. Spero che il dissenso non sia considerato un problema».
Non sembra.
(ride) «Non sembra».
Insomma non scende dalle barricate?
«Mi ha stufata il politically correct. Mi piace più intercettare gli umori della gente. Questa capacità non c’è l’abbiamo più».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it