«Che errore lasciare Paolo solo»

da Madrid

Ultimo giro, suona la campana. Alfredo Martini, 84 anni, lascia il box e va dove i massaggiatori passano l'ultimo rifornimento d'acqua agli azzurri. Vuole vedere negli occhi Paolo Bettini, che è scatenato in un finale mozzafiato. «È bellissimo, ha gli occhi di chi ha una grande freschezza nelle gambe e una grande lucidità nella testa».
Sorride, Alfredo. Si risiede in postazione, sulla sua poltroncina posta davanti al televisiore dove il decano dei tecnici assiste alle ultime fasi della corsa. Scatti, controscatti, progressioni: Bettini, Vinokourov i più attivi e brillanti. Ultimi seicento metri, la curva a U, quella temuta, che questa volta non fa male, non preoccupa ma segna il mondiale di Madrid. Tre uomini al comando: Boogerd, Vinokourov, Bettini e altri quattro attaccanti precedono di una cinquantina di metri il gruppetto comprendente Tom Boonen, già in agguato. La strada sale, il sestetto viene inghiottito in un amen. Guido Trenti, italiano con passaporto americano, che corre con la maglia Usa ma durante l'anno veste i colori della Quick Step di Tom Boonen, pilota come meglio non potrebbe fare il suo capitano. Bettini sprofonda nello sconforto, il giovane belga che quest'anno si era già portato a casa Fiandre e Roubaix, si pappa anche il mondiale. Primo degli italiani Bettini, tredicesimo. Petacchi a 25", chiude al 35° posto. Una disfatta.
Martini va a toccare il nucleo del problema: «L'errore c'è stato, è innegabile. Al decimo giro, quando la corsa si è infiammata e Bettini si è trovato in fuga con tre spagnoli, in quel gruppo doveva esserci perlomeno un altro italiano, come Pozzato o Paolini, se non tutti e due. In questo modo avremmo anche risparmiato il treno di Petacchi, ma avremmo messo nelle condizioni Paolo di fare un finale di corsa molto diverso. È un peccato, perché Bettini volava».
Sorpresi per Boonen, sorpresi per Valverde? Sempre Martini rivela: «Nella riunione tecnica della vigilia Bettini aveva detto: datemi retta, ragazzi, Valverde sta andando fortissimo, va curato, credetemi, è in grande condizione». Non l'hanno ascoltato.