Che errore rinnegare la lezione di Don Sturzo

È singolare la tesi che Agostino Carrino sostiene sul Secolo d’Italia del 23 gennaio, cioè che occorre lasciare don Sturzo (nella foto, ndr) al Pd. Significa che il Pdl può fare a meno del suo insegnamento. Ma a don Sturzo appartengono le parole chiave del partito: «popolo» e «libertà». Esse hanno il medesimo senso, suppongono cioè che il popolo rappresenti una unità, che la libertà sia il fondamento dei valori pubblici e che lo Stato abbia la sua giustificazione in una realtà che non è lo Stato stesso. Ciò è realizzato nel mondo degli anni Duemila, in cui lo Stato è una dimensione tra le altre in una grande società globale. La comunicazione ha costituito una società mondiale che vincola gli uomini al di là delle politiche e degli Stati e che pone leggi agli Stati. Se vi è un valore che può essere comune a tutti gli uomini in questo tempo, questo è il termine «libertà», che indica la persona umana come valore supremo della vita sociale e misura gli ordinamenti politici. Forza Italia ha assunto don Sturzo come riferimento culturale e ideale, non come uno schema ideologico, se per ideologia si intende una figura totale della società formulata sul modello dell’utopia. Don Sturzo ha voluto testimoniare con la vita che vi è un valore, una verità che fonda e che giustifica la politica perché la trascende. In questa forma egli ha espresso la convinzione che la politica non è tutto e che essa ha una finalità in una realtà che la supera. È questa convinzione che ha permesso all’Europa di sopravvivere ai fascismi e ai comunismi, alle guerre mondiali e alla guerra fredda. È stata cioè una fede nella libertà che si è mostrata più forte dei maggiori poteri politici e culturali realizzati nella storia: i totalitarismi del secolo ventesimo. Don Sturzo è stato accolto da Forza Italia come espressione di questo antifascismo liberale, coniugato con l’anticomunismo intransigente. Egli ha indicato una dimensione metapolitica della politica, è stato assunto tutt’altro che come ideologo, perché il suo pensiero è situato nel suo tempo. Non a caso egli emigrò a Parigi, a Londra, negli Stati Uniti, per indicare che il destino dell’Italia non era la Germania nazista ma l’appartenenza alla civiltà occidentale, considerata come il solo spazio in cui l’Italia avrebbe trovato il riconoscimento della sua dignità civile. Don Sturzo ha preceduto il nostro paese col cammino che egli ha fatto e che ha segnato il destino dell’Italia nello spazio dell’Occidente. Don Sturzo non è un ideologo, ma se lo fosse vorrebbe dire che la sua ideologia si è realizzata e che anche il Msi l’ha accettata diventando Alleanza nazionale e ora Popolo della libertà. Forza Italia è nata da un imprenditore libero che ha espresso la società civile italiana nelle sue componenti individuali. Ha fatto appello alle persone umane e agli interessi sociali nel medesimo tempo, protestando contro un sistema politico che era divenuto una camicia di forza per tutta la società. Anche per questo don Sturzo è stato un punto di riferimento per Forza Italia, perché ha posto chiaro il concetto che il popolo non è «classe», ma un insieme di produttori che cercano, col loro lavoro, la dignità della vita. Carrino propone come criterio per giudicare don Sturzo quello della «autonomia del politico», una parola antica che ricorda Mario Tronti e Potere operaio, un filone dissidente del comunismo italiano giocato in chiave antimarxista. Non sappiamo che senso dare a queste parole, ma certo se intendono il fatto che la politica non sia subordinata a realtà che la trascendono e la misurano, allora certamente don Sturzo va rigettato. Ma così cade anche il senso delle parole «popolo» e «libertà», che riguardano la misura immanente e quella trascendente della politica, quelle che oggi le stanno dando un respiro mondiale nella società globale. Nessuna politica è più autonoma delle altre. Il consenso internazionale sui valori è misura degli Stati. Ceccanti afferma che Tremonti non sa cosa farsene di Sturzo. Non crediamo sia così, proprio perché Tremonti ha misurato la crisi della politica rispetto alla società mondiale; ha visto come l’ordine dell’economia globale si imponga agli Stati obbligandoli ad agire. Se il politico è lo Stato, oggi esso è limitato dal mondo umano che lo circonda e lo obbliga a cercare un consenso che gli dia legittimità. Don Sturzo è un pensatore che ha compiuto il suo tempo, ma il cui pensiero nel nostro tempo fa parte della realtà costituita.
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