«Che esagerazione il -6 ma l’Atalanta non molla»

Colantuono, se l'aspettava il -6 in classifica? E quanto è duro partire con l'handicap?
«Non me l'aspettavo, provo sconforto e grande rabbia, soffro io come l'Atalanta tutta. E' paradossale quanto successo a Manfredini, occorrono prove certe non teoremi. E adesso la nostra diventa una missione disperata».
Il vostro obiettivo era comunque la salvezza.
«Noi puntavamo ad arrivare almeno quartultimi, ma ora i piani si sono complicati. Il -6 è quasi una condanna e ci toccherà vincere le prime due partite col Cesena e poi in trasferta col Genoa per cercare di arrivare alla pari con le altre. E non sarà facile, ma questo gap è tremendo».
Quali le dirette concorrenti per non retrocedere?
«Sono le solite: Cesena, Catania, Lecce, le neopromosse Siena e Novara, insomma un gruppo di 7-8 squadre. Salvo qualche sorpresa in negativo come la Sampdoria nell'ultimo campionato».
Ha perso Doni, ha ritrovato Manfredini…
«I sentimenti sono contrastanti, dolore e felicità non c'è via di mezzo. Era assurdo quello che hanno fatto a Manfredini e meno male che hanno rimediato. Per Doni il dispiacere è immenso, perdiamo il capitano, il trascinatore, la bandiera dell'Atalanta e un grande giocatore. Il danno è enorme, non quantificabile. Abbiamo fiducia nella giustizia, aspettiamo il terzo grado di giudizio e speriamo. La società è forte, preparata a tutto, con un grande presidente e un grande ds come Pierpaolo Marino, uno che il calcio lo conosce alla perfezione».
Allora che Atalanta vedremo?
«Un'Atalanta arrabbiata, che lotterà sempre col coltello tra i denti, una squadra che non molla mai, dal carattere forte, caratteristica del popolo bergamasco. Le partite in casa saranno sempre giocate alla morte, anche se lo scenario tattico non cambia. Occorre ridurre subito il gap per equilibrare la situazione».
Come sta andando la campagna acquisti?
«Sono contento, anche se la squadra va ancora completata. Questi processi hanno complicato le strategie di mercato e ci hanno messo in enorme difficoltà. Bene l'arrivo di Denis, ma attenti a Moralez, un under 20 argentino piccoletto che sarà la sorpresa del campionato. Abbiamo tante punte, qualcuna è in uscita perché rispetto all'ampia rosa dell'anno scorso in B, oltre 30 giocatori, adesso me ne bastano 24-25».
Il reparto migliore dell'Atalanta?
«Abbiamo lavorato di più sulla difesa, sono subito arrivati Lucchini e Masiello e i risultati si vedono perché abbiamo subito di meno. Barreto e Carmona erano impegnati in coppa America e ora la squadra si va armonizzando».
Sia sincero, lei è un po' demoralizzato?
«Molto, perché dopo aver vinto un campionato straordinario con 10 punti di vantaggio sulla terza, il nome dell'Atalanta è stato macchiato. In particolare sono rammaricato per Doni, questa storia non mi è piaciuta. E' un ragazzo serio e mi ha dato molto fastidio l'accanimento nei suoi confronti. E' giusto fare chiarezza, gli intercettati devono pagare, l'indagine è stata ben condotta, ma non c'è una telefonata di Doni, chi lo cita lo scagiona. E' solo accanimento e il -6 un'esagerazione».
Cosa si aspetta dai tifosi e cosa promette loro?
«Loro sono determinanti per noi, ci danno la marcia in più, sono passionali e attaccati alle radici bergamasche. Non faccio proclami, mi conoscono, in 3 anni ho fatto due primi posti in B e il record di punti in A. Di sicuro c'è che la squadra non mollerà mai un centimetro a cominciare da questa sera in coppa Italia col Gubbio».
A chi lo scudetto?
«Il Milan è avvantaggiato, poi Inter, Napoli, la Juve che si sta rinforzando alla grande, molto bene la Lazio e poi la rinnovata Roma».