Che fare quando l’autista del bus parla al cellulare?

Caro Giornale, l’8 settembre scorso ho inviato una lettera all’Assessorato ai Trasporti della Provincia di Genova. Non che mi aspettassi drastici interventi correttivi. Ma da parte dei responsabili di un ente pubblico, la cortesia di un semplice riscontro dovrebbe prevalere su un silenzio che odora tanto di strafottenza. Io segnalavo episodi relativi a comportamenti del personale conducente dei mezzi operanti sul Bacino T dell’Azienda Trasporti Provinciali. Infatti, per esempio, è pressoché sistematico il mancato rispetto degli orari di partenza dal capolinea di Chiavari. Le rimostranze di vari utenti, che giustamente fanno rilevare il tempo perso in chiacchiere (spesso persino fastidiosamente rumorose) da vari conducenti presso il gabbiotto della biglietteria, hanno dato luogo a risposte arroganti e volgari. Ciò, da parte di personale che evidentemente considera il proprio lavoro come una prestazione non funzionale a un servizio pubblico, bensì prescindibile dall’utenza e dalle sue ovvie aspettative. Pressoché sistematica è anche la mancanza di indicazione della destinazione della corsa, sugli appositi spazi frontali delle vetture parcheggiate al capolinea di Chiavari. Alle lamentele di molti utenti viene sistematicamente risposto che l’insegna luminosa si spegne automaticamente, dopo un certo tempo, per motivi di risparmio di carica delle batterie. In via breve, taluni utenti rispondono di mettere un cartello sostitutivo. Fatto sta che l’incertezza provoca disagio e smarrimento soprattutto a persone anziane, non pratiche o straniere. Certo personale evidentemente considera la vettura affidatagli come un’appendice della propria abitazione. Il seguente esempio può considerarsi paradigmatico. In alcuni bus è installato un impianto radio con vari diffusori interni (si suppone a disposizione dei passeggeri nel caso di noleggio del mezzo per viaggi turistici); ebbene certi conducenti considerano tale impianto come un benefit loro assegnato (da trattative sindacali?) e infliggono ai passeggeri programmi radio a tutto volume, certamente non richiesti (risulta evidente la mancanza di buon senso consistente nell’escludere gli altoparlanti e nel tenere il volume al minimo).
Altri, non esitano a fare salotto, chiacchierando a voce spiegata durante il percorso, con passeggeri seduti non solo nelle prime file, bensì addirittura a metà vettura e oltre. Ma non è infrequente che alcuni si fermino a scambiare quattro chiacchiere dal finestrino; e persino con colleghi che sullo stesso percorso guidano in direzione opposta. Ci sono poi le conversazioni con cellulare durante la guida che possono portare al salto di fermate richieste (è accaduto), o addirittura a incidenti...

Caro signor Ferrara, quando non basta la buona educazione a regolare i rapporti interpersonali, servono richiami precisi. Ma i primi a dare l’esempio dovrebbero essere i vertici aziendali, offrendo perlomeno una risposta alla sua lettera.
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