CHE FIGURACCE «PER UN PUGNO DI LIBRI»

Cosa non si fa per un po' di attività promozionale, per pubblicizzare se stessi e l'ultimo film fatto, o programma tv in cantiere. Gli ospiti famosi (o quasi) di Per un pugno di libri (domenica su Raitre, ore 18) si sottopongono a un piccolo ma autentico calvario al cospetto delle domande di cultura letteraria rivolte alle classi scolastiche di cui sono improvvisati «capitani». Ad ogni domanda, sulle loro facce, si dipingono immancabilmente le espressioni tipiche del marasma più completo, le bocche abbozzano tentativi di risposte mai date producendo quello che Fantozzi definì il fenomeno della «salivazione azzerata», le mani si impegnano in improbabili gesticolazioni alla ricerca della risposta che si vorrebbe far credere lì, sulla punta della lingua, la testa compie innaturali rotazioni all'indietro, verso gli alunni della propria squadra alla quale dovrebbero dare un aiuto, il conforto di qualche lettura in più immagazzinata, e di cui diventano invece «palle al piede» anziché capitani coraggiosi e autorevoli. Cosa non si fa per scontare quella manciata di minuti iniziali in cui l'attore o l'attrice, chiamati dal conduttore Neri Marcorè, hanno la possibilità di far sapere che ne è della loro carriera. Subito dopo la pagano, questa debolezza narcisistica, e la scena più divertente è notare come i ragazzi delle scolaresche smettano praticamente subito di aspettarsi un aiuto da loro, e vadano per proprio conto, mentre il personaggio più o meno famoso annaspa alla ricerca del titolo perduto nella memoria, insegue il romanzo che non c'è e forse non c'è mai stato nella propria libreria, e si accontenta alla fine di gioire (con quale faccia tosta!) se la scolaresca da lui così ingloriosamente capitanata ha vinto, salvo far finta di nulla (tanto è un gioco) se invece ha perso. Per un pugno di libri continua il suo percorso fedele a se stesso, anno dopo anno. A guardarla con un po' di divertito disincanto è una palestra di involontario masochismo. Non sono solo masochisti i «capitani», ma gli stessi studenti che ogni volta si devono sorbire le reprimende del giudice Piero Dorfles, che li rimbrotta con toni da matita blu anche se addolciti dallo sguardo di chi ne ha viste tante (di risposte sbagliate o non date). Tra le frasi cult di Dorfles c'è ad esempio: «L'elenco di quello che non avete letto è sterminato», o anche un malinconico «Non leggono neanche i gialli!». Ogni settimana la telecamera lo sorprende mentre scuote la testa (non è dato sapere se allarghi anche le braccia, nascoste dietro il tavolo) e sembra non credere alle proprie orecchie: «Questa almeno avreste dovuto saperla». In fondo, tutto sommato, sotto sotto, è masochista pure Dorfles.