Che fine ha fatto Carmelo Bene? Sette anni fa scompariva l'attore pugliese

Sette anni fa scompariva Carmelo Bene, attore poliedrico e innovativo. Dal teatro al cinema attraveso una vita fatta di eccessi e provocazioni. E ora su Youtube spopolano video delle sue comparsate al Maurizio Costanzo Show

Milano - Sette anni fa si spegneva la parabola teatrale di Carmelo Bene. Sette anni in cui la cavea della grande e folle "macchina attoriale" è rimasta semivuota. Qualche pagina web in sua memoria, una manciata di video su Youtube delle sue memorabili comparsate televisive e qualche libro. Una vita controversa, sbilenca e geniale, quella di Bene, vissuta nell'acme dell'invettiva, ossessionata dalla destrutturazione e dallo sconvolgimento delle masse. Inaudito e antidemocratico, innovativo e coltissimo. Non poteva che essere frainteso. Non poteva che dividere la platea. Per qualcuno un genio assoluto, il più grande attore del 900, per altri un ciarlatano, millantatore di culture inesistenti e squartatore di testi sacri. Pornografico e blasfemo.

Genio
degenere Carmelo Bene era parlato, recitava, i testi e se stesso, come posseduto da un demone inarrestabile.  Il degenere, nel teatro beniano, era l'unico modo possibile di interpretare i copioni marciando sui luoghi comuni dell'interpretazione teatrale. Un viaggio all'interno della recitazione che lo porterà a cimentarsi coi testi classici per squartarli e poi ricucirli, imbottiti della sua interpretazione. Fino ad arrivare alla fase "concertistica" della sua carriera. Le interpretazioni magistrali declamate davanti a grandi platee, modulando e amplificando la voce. Nel 1981, con la Lectura Dantis dalla Torre degli Asinelli di Bologna, porterà i canti della Divina Commedia davanti ad un pubblico di oltre centomila persone.

La parentesi cinematografica E poi l'esperienza cinematografica, breve e rivoluzionaria. A partire da Nostra signora dei turchi film choc, girato con pochi spiccioli, fuori da ogni logica cinematografica. Film "inguardabile" che strapperà anche il premio speciale della Giuria del Festival di Venezia ma provocherà tumulti nella sale e fra i critici. Poi Capricci nel 1969, Don Giovanni del 1971, Salomè e Un Amleto di meno (del 1973). E qui si perdono le orme degli sperimenti beniani con la settima arte. Nonostante le richieste di fan e critici (Enrico Ghezzi fra tutti) non si cimenterà più con la pellicola e abbandonerà "la pattumiera di tutte le arti" (come chiamò il cinema nel libro intervista con Giancarlo Dotto).

Cinema, teatro e vita
Il personaggio CB scompare nel marzo del 2002. Alle sue spalle mari d'inchiostro, detrattori e aspiranti agiografi. Fra i critici, da lui appellati - nei momenti migliori - parvenu, i più grandi estimatori della sua opera rimangono Gilles Deleuze e Pierre Klossowski, che proveranno a studiare e sezionare l'arte beniana. Sarà proprio la Francia, infatti, a tributargli i massimi riconoscimenti e a nominarlo "chevalier des lettres e des arts".

Da Dante a Maurizio Costanzo
Rimangono, per i più giovani, le provocatorie comparsate al Maurizio Costanzo Show, appendici catodiche di una cometa che stava per spegnersi. Arte travestita da follia che testimonia una vita bruciata fra eccessi di ogni tipo, vissuti e sbandierati come pezzi di copione, letti "gremiti di donne", eccessi di alcol, droga e violenza per poi tornare, sempre, allo stupefacente teatro. E ora sembra scomparso. Ma forse, benianamente, non è mai esistito.