«Che follia: uno show tutto su di me»

Bisogna tornare indietro nel tempo, tornare fino a Loretta Goggi, per trovarne un'altra così. Una che sa ballare, cantare, recitare; far piangere e far ridere. E tutto nel migliore dei modi. «Il paragone con la Goggi mi lusinga, ma non mi sono mai sentita la prima della classe - commenta Paola Cortellesi -. Sono semplicemente una che si diverte molto a fare il suo mestiere. Forse per questo riesco a divertire anche gli altri». Eppure non si ha memoria televisiva di un altro Non perdiamoci di vista: cioè di un altro show che, come questo - in onda da stasera per cinque giovedì - vada su una rete solitamente refrattaria ai varietà, come Raitre, e soprattutto proponga una protagonista assoluta. Un «one woman show». «Si tratta di un progetto folle. Il primo varietà di Ratre con una primadonna. Mi consola pensare che è un varietà all'antica: cogli ospiti, le parodie, la musica».
Ma che cosa è, precisamente, «Non perdiamoci di vista»?
«Ogni puntata avrà come asse centrale degli ospiti. Attorno ad essi (stasera ci saranno Gianni Morandi, Isabella Ferrari, Valerio Mastandrea, la Gialappa's, Piera Degli Esposti, Caparezza) ruoteranno numeri musicali, almeno cinque o sei canzoni da me interpretate, e vari sketch in cui gli ospiti saranno chiamati a mettersi in gioco. Esempio: stasera io farò la parodia di Franca Leosini, che intervista... Gianni Morandi».
Di quali signore rivestirà i panni? E perché?
«Farò la parodia di Sarah Palin (ma ancora per poco: è chiaro che il personaggio sta per entrare in archivio), del ministro Gelmini, della Santanchè, della Prestigiacomo... quando diverrà più popolare mi piacerebbe fare anche la nuova first lady Michelle Obama».
Lei le chiama sempre «parodie», non «imitazioni».
«Perché io non sono una brava imitatrice. L'imitatore possiede il dono naturale di una voce che sa replicare quelle degli altri. La parodia invece, oltre ad una persona, "replica" uno stile, una cultura, un genere. E lo fa in forma paradossale, non realistica, perché - in fondo - vuol parlare d'altro».
Ha letto le dichiarazioni di Corrado Guzzanti, secondo cui la satira avrebbe fatto il suo tempo?
«Le ho lette, e con un po’ d'amarezza. Io non sono specializzata in satira; ma trovo che il genere sia tutt'altro che morto. Rischia di deperire se non centra il suo obbiettivo fondamentale: far ridere. Se non resta satira - insomma - e diventa invece politica».
Con la sua parodia del ministro Gelmini ha battuto sul tempo Sabina Guzzanti...
«So che Corrado c'è rimasto un po’ male. Ma non vedo proprio perché. Noi parodisti ci occupiamo di chi è nell'occhio del ciclonei».
Non abbandonerà certo la fiction...
«Mi hanno proposto un ruolo in Le cose che restano: miniserie diretta da Gianluca Tavarelli che si dice essere il seguito ideale di La meglio gioventù. Non so ancora se accettare».