«Che fusto...»: a Montecarlo ricompare Mosley

Dopo lo scandalo sadomaso il presidente Fia svicola nel Principato sotto lo sguardo malizioso di alcune turiste. Ma Alberto non lo vuole vedere

nostro inviato a Montecarlo

Il numero di fuoriserie e turisti è più o meno lo stesso nell’ampia e patinata piazza del Casinò. Sono tante le macchine milionarie; sono tanti i vorrei ma non posso. Un clone di Naomi Campbel arriva guidando una Rolls Royce nuova fiammante. Non è la macchina ad attirare l’attenzione e neppure la finta Naomi. È l’adesivo sul lunotto con scritto «bebe-a-bord». Un bambino davvero fortunato.
Tre signore sui sessanta cominciano a sorridere, a fare «ohh» con la bocca e a scattare foto. Transita un macchinone con autista e sui sedili posteriori c’è lui. Lui non è Schumi, non è Raikkonen. Non è neppure il principe Alberto. Lui è Max Mosley, il presidente della Fia, l’uomo che ha monopolizzato YouTube con le immagini non del viso ma di qualcos’altro.
Le tre signore sono venete. Una si lascia sfuggire un sentitissimo «ma è quello della F1, quello dell’orgia, il capo delle macchine, l’ho visto in tv... l’è proprio un fusto...». L’amica, più tiepida, la guarda come una pazza. L’altra capisce e le offre le chiavi per emozionarsi: «C’ha la nostra età, è alto, è biondo. Cinque ore con delle signorine è stato, cinque ore, capito?» e le fa così col gomito. Con un velo di nostalgia negli occhi, la terza signora guarda la macchina sfilare: «Quante ore hai detto? Si chiama Moslin? C’è uno a Verona che si chiama così...».
Uno dei portieri dell’Hotel de Paris, nel suo completo elegante color crema, ha appena messo in tasca la mancia. Qui le mance si danno in busta, possibilmente gonfia. Ci comprano gli appartamenti con le mance. «Mister Mosley è appena uscito, si sarà spostato verso casa» racconta. Perché Mosley si divide fra Chelsea, Londra, zona che frequenta ovviamente di meno dopo che, proprio in un appartamento di quel quartiere d’élite è stato ripreso in compagnia di cinque prostitute in pose sadomaso durante un’orgia dai contenuti vagamenti nazisti. Una delle cinque signore, si è scoperto di recente, è moglie di un ex agente dei servizi segreti inglesi. Ex perché l’altro giorno è stato costretto a dimittersi.
Ma si diceva. Mosley è uscito dall’Hotel de Paris, dirigendosi verso Boulevard de Moulins, il viale che corre sopra la piazza del Casinò. È lì che, da qualche anno, ha comprato casa. «Noi lo proteggiamo – spiega il portiere dell’Hotel de Paris –, è spesso qui, lo facciamo con lui ma anche con tutti gli altri. D’altra parte, scandali o no, i nostri clienti sono persone che da noi cercano tranquillità. E noi non giudichiamo».
Per il presidente Fia, la prima giornata del lungo week end monegasco era iniziata molto presto. La mattina, assieme al tè, gli era infatti arrivata sul tavolo la copia del Times con l’intervista all’ormai ex amico Bernie Ecclestone che diceva più o meno questo: «Spero che Mosley non voglia la guerra, altrimenti sarò costretto a difendermi...». Ecclestone si riferiva alla lettera inviata dal presidente Fia ai membri federali che il 3 giugno dovranno decidere sullo scandalo. Mosley, nella missiva, aveva lasciato intendere che, se sfiduciato, la Fia avrebbe perso il controllo della F1. Per Ecclestone, che ha già pronta una contro lettera di spiegazioni per i vari membri, si tratterebbe invece solo di un diversivo per distogliere l'attenzione dallo scandalo.
Mosley si è comunque intestardito nel voler ritornare in pubblico proprio in questo Gp, anche se lo stesso principe Alberto ha fatto sapere di non volerlo incontrare. Prova ne è che, ieri, all’ora di pranzo, nella torre di controllo lontana dal paddock, Mosley ha avuto un lungo incontro con il delegato tecnico Whiting, alcuni capi team, fra cui anche il ferrarista Domenicali e Briatore. Un meeting su temi tecnici e regolamentari che va però letto come un tentativo di Mosley di sdoganarsi. In attesa del suo arrivo nel paddock previsto domani o, al più tardi sabato. Le tre signore venete stanno già cercando un pass per entrare.