«Che futuro per i nostri figli? Così non avremo mai pace»

Nelle strade di Gerusalemme vince il pessimismo: «Questo è il grazie per aver lasciato Gaza: ora hanno mostrato il loro vero volto. Presto in Parlamento entrerà anche Al Qaida»

Mara Vigevani

da Gerusalemme

«Cosa ci aspetta ora? Forse una nuova intifada? Dobbiamo iniziare ad aver paura di andare al ristorante o salire sugli autobus? Che futuro avranno i miei figli?» cosi dice Maya, una giovane mamma mentre gira per le strade del centro di Gerusalemme con il piccolo Uri di 8 mesi. Tra gli israeliani si respira una atmosfera di pessimismo, dopo che tutte le televisioni e le radio hanno dato la notizia che Hamas ha vinto con una netta maggioranza le elezioni palestinesi di mercoledì. «Ci hanno sempre detto che Hamas è una organizzazione terroristica, una minoranza tra gli arabi, che non bisogna generalizzare. Ma ora i palestinesi hanno scelto il terrorismo come leader politico, e sono automaticamente diventati uno Stato terrorista, possiamo chiamare la Palestina Hamasopoli» cosi afferma Shlomo, il proprietario di un piccolo chiosco di Rehov Yaffo, una delle strade più colpite dal terrorismo di Hamas. «I palestinesi hanno dimostrato di non volere la pace - aggiunge un cliente di Shlomo tra un morso e l'altro del suo panino - quando vengo in centro, in ogni angolo c'è una pietra in ricordo delle vittime di uno dei tanti attentati organizzati da Hamas, e ora i terroristi sono entrati in Parlamento».
«D'altra parte fino ad oggi abbiamo solo parlato con pupazzi, ora finalmente potremo parlare con la vera faccia dei palestinesi» dice introducendosi nel dibattito un altro giovane cliente, ma Shlomo decide che è meglio non parlare di politica mentre si mangia e offre a tutti una Coca-Cola. «Fare una guerra non servirà a nulla, ora i nostri politici dovranno pensare a nuove soluzioni creative per portare avanti il processo di pace con Hamas, questa è l'unica soluzione per non distruggere gli sforzi fatti fino ad ora» dice Yossi, 22 anni, studente di fotografia. Più ottimista Sari, 29 anni, che ha deciso proprio oggi di andare a fare un po’ di shopping in centro: «Anche con Arafat nessuno voleva parlare, né tantomeno sedersi al tavolo delle trattative, ma poi anche Arafat è diventato un partner. Prenderà tempo, ma forse lo stesso succederà con Hamas».
Ma le reazioni più drammatiche alla vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi vengono dalle famiglie delle vittime degli attentati terroristici, che si sono riunite nel «Café Moment» di Gerusalemme, dove nel marzo 2002, un attentatore si è fatto scoppiare uccidendo molti giovani israeliani. «Cosa posso dire? Devo forse complimentarmi con Hamas che ha ucciso il mio unico figlio, e ora ha vinto con elezioni democratiche? - cosi dice, Sara Ben Aruia, madre di Shimon, assassinato nell'attentato all'Hotel Park di Natanya -. Hanno vinto loro, mi hanno preso ciò che avevo di più caro».
«La madre del kamikaze che ha ucciso mio figlio ora sarà una parlamentare» dice il padre di Ariel Zhana, morto in un attentato ad Azmona, in Cisgiordania. «Di questo passo anche Hezbollah e Al Qaida entreranno a far parte del Parlamento» dice Meir Indur, rappresentante dell'organizzazione che raccoglie le famiglie delle vittime. Izhak Maoz ha perso la figlia Tehila nell'attentato avvenuto nella Pizzeria Sbarro di Gerusalemme, quattro anni dopo si trovava sull'autobus numero 14 dove un altro kamikaze si è fatto esplodere, e ha perso l'udito: «Ecco cosa succede dopo essere usciti da Gaza, abbiamo dimostrato di volere veramente la pace e in cambio riceviamo una vittoria di Hamas alle elezioni; forse se non avessimo dimostrato così tanto la nostra sete di pace, il nemico non avrebbe osato votare Hamas». Ma anche tra coloro che più hanno sofferto degli attentati una voce di speranza: «È stato un dottore arabo che mi ha salvato la vita - dice Korinne Ben Urieh, vedova di Shimon - per questo non posso odiare tutti i palestinesi, ma le organizzazioni terroristiche si possono combattere solo con la forza».