Che i giudici facciano politica?

A cura di Edmondo Bruti Liberati, Adolfo Ceretti, Alberto Giasanti, Governo dei giudici, la magistratura tra diritto e politica, Feltrinelli 1996, 233 pagine, brossurato.
Scrive Gherardo Colombo: «La lenta conquista dell’indipendenza (interna ed esterna) consente alla magistratura di riscoprire che il proprio ruolo nei momenti che veramente contano sul processo sociale finisce con l’avere un impatto propriamente politico».
Scrive Giancarlo Caselli: «La democrazia rappresentativa non esaurisce l’area della democrazia».
Scrive Giancarlo Caselli: «Spetta al Csm garantire il pieno esplicarsi, nella magistratura, di tale pluralismo-indipendenza. Adempiendo a questa sua fondamentale funzione, il Consiglio non può non assumere un ruolo politico».
Da una recensione di Marco Fabbri, ricercatore del Cnr: «Secondo Colombo, il pubblico ministero “non è parte”, dal momento che dovrebbe effettuare una ricostruzione dei fatti assolutamente imparziale... l’unicità delle carriere viene vista come un elemento di crescita professionale soprattutto per il pubblico ministero, che deve essere portatore anche di una “cultura della giurisdizione”. Colombo infatti sostiene che “se il pm non avesse una cultura della giurisdizione, allora si potrebbe anche fare a meno di lui”. Estendendo per analogia il ragionamento di Colombo, dal momento che agli avvocati manca una “cultura della giurisdizione” potremmo forse allora fare a meno anche della difesa?».