Che imbarazzo per quello spot funebre di Veltroni

Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolarini, era certamente una grande donna. Lo attestano i messaggi giunti da tutto il mondo alla Mariapoli di Rocca di Papa, compresi quelli di personalità istituzionali e politiche del nostro Paese. Ma è apparsa un po’ stonata la lettera-testimonianza che il candidato premier del centrosinistra nonché leader del Partito democratico Walter Veltroni ha inviato al Corriere della Sera per commemorarla, ricordando «la sua esortazione a mettere il bene dell’Italia al di sopra di ogni interesse parziale: individuale, di gruppo, di classe, di partito». Certo, Veltroni, che la Lubich ha conosciuto personalmente, è stato attento a non prestare il fianco a palesi strumentalizzazioni. Ma il messaggio di attenzione per la vocazione al dialogo e all’unità - vera passione della scomparsa fondatrice - con quella firma in calce, è suonato comunque come un raffinato spot elettorale. Come a dire: abbiamo gli stessi valori e gli stessi obiettivi. In difficoltà con i cattolici per le polemiche relative all’aver imbarcato i radicali nella sua compagine, criticato per questo dai teodem, Veltroni, il leader del «ma anche...», si sbraccia per far vedere quanto il suo partito sia attento ai valori cristiani, esaltando le parole di Chiara Lubich e sottoscrivendole, quasi che fossero la Carta di riferimento del Pd. Nessuno ovviamente vuole obiettare alcunché sul diritto del candidato premier del Pd di ricordare una persona conosciuta. Al tempo stesso però, proprio per l’essere il nostro Paese già entrato in campagna elettorale, è difficile non rimarcare che - forse - la scelta di astenersi sarebbe stata più di buon gusto. Per evitare anche il lontano sospetto che la morte di una figura così significativa nella storia del cattolicesimo potesse essere anche lontanamente (e involontariamente) coinvolta nell’acceso dibattito politico nostrano.