«Che magone vedere la mia piazza Duomo ridotta a una moschea»

Caro Direttore,
suggestiva la foto di apertura del «Giornale». È stata tratta dal Guinness dei primati? Milano capitale di Eurabia, come predisse Cassandra Fallaci? Ho un magone lungo così e non riesco a ricacciarlo indietro e sono preoccupato. L’ottimo editoriale di Brambilla bene inquadra la situazione che è, al di là di ogni ragionevole dubbio, allarmante. Tre guerre di indipendenza e due guerre mondiali per vedere la mia piazza del Duomo ridotta a un palmizio, che con la nostra cara nebbia non ha niente a che fare? L’ultima volta che ho visto piazza del Duomo gremita di gente in preghiera è stato qualche mese fa con Sua Eminenza sul Sagrato che si rivolgeva ai giovani studenti cattolici. In questa foto non lo vedo, don Dionigi. È andato a inaugurare la moschea di quartiere? Allora la sua assenza è giustificata. Come vogliamo bene a questi nostri fratelli in Cristo. Vuoi mettere, rispetto ai brianzoli, consumisti e materialisti, semper a fà danee? La prossima riunione di preghiera tutti in viale Monte Rosa al Pime, Pontificio Istituto Missioni Estere (per i non addetti). Così i nostri missionari non devono neanche muoversi, ce li hanno lì tutti sotto mano. Infedeli di tutto il mondo uniamoci, l’ora delle decisioni irrevocabili... pardon ho sbagliato tragedia, fatemi scendere.
La foto degli oranti è affiancata da una foto di Tonino, una della Rosetta e un articolo sulla “giustizia” da riformare: rien ne va plus. Legatemi alla sedia. Santa Befana perché la mia calza è piena di carbone? Cosa ho fatto di male?
- Milano

Niente, caro Rancati, non ha fatto niente di male. Ma così va il mondo e a noi tocca raccontarlo. Dovremmo forse tacere? A me, nella vicenda, hanno fatto impressione due cose. La prima sono quelle immagini. Le ho viste sabato sera, un po’ sul tardi, me le ha portate il bravo Antonio Ruzzo, della cronaca di Milano. Era indignato. «Guarda qua», continuava a ripetere. Abbiamo subito affidato il pezzo a Salvatore Scarpino che le ha chiosate al volo, da par suo. Domenica ci siamo interrogati sul silenzio generale degli altri giornali. E questa è la seconda cosa che mi ha fatto impressione: era passato tutto così, piatto, come se fosse una cosa normale. Gli islamici hanno occupato piazza del Duomo, la cattedrale dei milanesi è stata costretta a chiudere, all’ora della messa, i dintorni del sagrato sono stati consacrati ad Allah (per i musulmani i luoghi dove pregano sono automaticamente consacrati all’Islam). E noi che cosa abbiamo da dire? Poco o nulla. I giornali non si indignano, il cardinal Tettamanzi tace, qualche politico prova a levare la voce ma preoccupato soprattutto perché l’invasione islamica ha rovinato lo shopping nel giorno dei saldi. Per carità, lo shopping è importante. Ma cosa avrebbe detto Oriana Fallaci in una situazione del genere? Che cosa avrebbe scritto? Perciò abbiamo deciso di sparare quella foto in prima pagina. Poi, l’altra sera, abbiamo sentito un giornalista, che conduceva la rassegna stampa di un tg nazionale, che, mostrando la prima pagina del nostro «Giornale», diceva: «Si tratta evidentemente di un fotomontaggio». Ma sì, un fotomontaggio. Avanti di questo passo e fra poco nel Duomo di Milano non riusciremo nemmeno più ad entrare. A meno di non toglierci le scarpe e recitare sotto l’altar maggiore i versetti del Corano.