«Che meraviglia poter vivere mille anni»

Se dico che incontrarlo è prima di tutto un'esperienza mistica, potrei essere tacciato di presunzione. Eppure è proprio questo che accade quando ci si trova alle prese con la travolgente vitalità di Francesco Alberoni. Che accoglie l'interlocutore con una gratitudine a mezza via tra lo stupore fanciullesco e la candida protervia dell'innocenza non appena gli si pone una vexata questio tra la provocazione e l’insidia. È accaduto quando il Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia ha reagito a un tema ostico come il preoccupante dilagare del negazionismo riguardo all’esistenza storica di Cristo. È allora che quest’uomo dolce e pacato si è acceso di un impeto chiedendomi a bruciapelo «Chi lo negherebbe?!».
Per esempio, chi sostiene che esisteva, ai tempi della Passione, più di un Jeoushua che sarebbe stato crocifisso dall’occupante romano…
«Questa è pura e semplice illazione dato che, al di là di un nucleo sparuto di sedicenti profeti che impensierirono i rappresentanti dell’Impero fino a prescriverne l’immolazione, nessuno di loro ha mai predicato una dottrina articolata e coerente come il cristianesimo, diffusosi con tanta rapidità fino a determinare una rivoluzione della coscienza planetaria. Non le basta?».
Come mai allora Gesù non viene menzionato dagli storici di Roma antica?
«Perché gli Atti cui si riferisce andarono distrutti all'epoca dell’incendio del Tempio. Ma in cambio abbiamo i Vangeli Sinottici e l’inattaccabile testimonianza di Paolo di Tarso, uomo coltissimo e poliglotta prodigioso che si esprimeva perfettamente in ebraico e greco, aramaico e latino. Per non parlare di Nerone».
Addirittura?
«Ha mai riflettuto che solo 28 anni dopo la morte del Dio Vivente, è proprio l’autore dell'incendio di Roma a darci conferma della sua esistenza?».
In che modo?
«Indicando i cristiani come artefici della tentata distruzione, l’imperatore ci offre l'inconfutabile prova del passaggio di Cristo in terra».
In uno dei suoi libri più articolati e complessi, quei Valori in cui, in forma di riflessione socratica, lei s'interroga sul nostro pianeta, ho incontrato la sconvolgente affermazione che «il mondo, ricreato di continuo dalla conoscenza umana, non esisterebbe se non ci fosse qualcuno che, vedendolo, lo nomini». Può spiegarsi meglio?
«Non nego l'esistenza fisica della materia. Ma se non ci fosse il nostro sguardo a valutarne e rivederne la struttura la stessa nozione d’universo non avrebbe senso. L'universo era immutabile solo agli occhi dei rettili che abitavano la Terra prima della nostra comparsa. I quali non si curavano certo di ciò che esulava dalla propria sopravvivenza di specie».
È indispensabile ipotizzare la presenza di Dio in questo contesto d'incessante aggregazione e riorganizzazione?
«Per un credente, la risposta non può essere che affermativa».
E per chi non crede?
«Il piano divino continua indipendentemente dal pensiero umano. Anche se venisse decisa l’eliminazione di Dio dal corpus legislativo del nostro mondo, la creatività proseguirebbe indisturbata».
Del tutto indifferente alla nostra sorte?
«La natura tende a preservare il genoma che noi custodiamo, non a prolungare indefinitamente la durata della vita umana».
Destinata ad allungarsi o a scontrarsi?
«Chi può prevedere il futuro in una prospettiva millenaria? Io che sono fondamentalmente un ottimista, non escludo che riusciremo a vivere molto a lungo, magari fino a novecento o più anni. Senza per questo tramutarci nello spaventevole superuomo di Nietzsche».
Come potrebbe verificarsi una simile ipotesi?
«Pensi all’eterno divenire teorizzato da Bergson, alla continua proiezione del corpo e dello spirito insieme dentro e fuori di noi. Chi può asserire che, conquistata una stupefacente longevità, il mondo non ci appaia come il paese delle meraviglie che si presentava davanti agli occhi stupiti di Alice?».