Che Milan spuntato Ma ci pensa il solito Superpippo

Palermo in vantaggio, pari di Ambrosini, poi Inzaghi risolve al 91’. L’arbitro nega un rigore per parte. Allarme Kakà: ha male al ginocchio

da Milano

Inzaghi è un diavolo. E solo un diavolo può sospingere il Milan al quarto posto, al fianco della Fiorentina raggiunta a 41 punti. Inzaghi è un diavolo, gli basta una palletta come si deve, giunta nel finale non proprio esaltante, dai piedi per una volta ispirati di Gourcuff, per trovare il guizzo fatale al Palermo. In perfetta sincronia, SuperPippo timbra il cartellino arrivando dalla panchina. Quello è il suo mestiere, quello il suo destino, quella la sua vocazione: gli basta poco per salire sul podio. E se magari il Milan lo trascura, Inzaghi, che è un diavolo vero, invece di deprimersi si carica a pallettoni. E riesce a marcare la differenza rispetto al Palermo. Che deve naturalmente maledire l’atteggiamento tattico scelto da Guidolin: sempre dietro, sempre in difesa, sempre a subire nonostante lo scatenato Amauri, che da solo può mettere a ferro e fuoco la difesa rossonera. Pato e Gilardino restano a secco, Gourcuff e Inzaghi invece no. E così il Milan, finalmente quarto, ritrova il sapore dolcissimo del successo e recupera la strada maestra del gol.
Ma gli arbitri non guardano la tv? Al «pronti, via» Guana trancia Kakà da dietro e non gli succede niente: né rimbrotto, né cartellino giallo, sventolato invece più tardi ad altri e per falli veniali. Eppure il Pallone d’oro resta sul prato spelacchiato, condizionato, per un tempo solo, poi rimpiazzato da Gourcuff in apertura di ripresa. «Ogni intervento è fallo», si lamenta il brasiliano che finisce nell’elenco degli ammoniti e fuori dalla sfida, obbligato a lasciare lo stadio con la borsa del ghiaccio sul ginocchio. Chissà cosa pensa in tribuna Wenger, reduce dallo choc per il ko di Eduardo. Il Palermo ha una risorsa, si chiama Amauri, anche se il vantaggio non è esclusivo merito suo (cross banale di Guana, girata di Bresciano deviata col petto da Oddo), ma dipende dalla soggezione che il brasiliano di Zamparini procura alla difesa rossonera, saltata un paio di volte con tacco, tunnel, dribbling a uscire da un gruzzolo di rivali. Applausi, prego. Il Palermo difende lo 0 a 1 con un eccesso di prudenza, arretrando a tal punto da richiamare tutto il Milan nella propria metà-campo. Così, giusto a metà frazione, al primo cross telecomandato di Oddo, Ambrosini si libera sulla sinistra alle spalle di Cassani e può in spaccata infiocchettare il pari. Prima e dopo il punto, le maggiori discussioni si avvitano sul tocco di mano (petto e braccio ad aggiustare la palla) di Barzagli, in area e sull’accorrere di Gilardino, e su quello successivo di Migliaccio, che Kaladze denuncia in modo vistoso. L’arbitro Giannoccaro, che dev’essere allergico ai rigori a San Siro (ne negò uno clamoroso contro l’Empoli a Seedorf), cerca aiuto dagli assistenti. Inutilmente. Sia nel primo caso che nel secondo caso. E anche quando Amauri cade in area, toccato in maniera evidente. Ma gli arbitri superano la visita oculistica?
Le sviste non tolgono peso alle inadempienze milaniste che sono di due tipi: difficoltà nel proporre trame di gioco offensivo, negli spazi allargati da Guidolin, pochi suggerimenti per i tre attaccanti. L’infortunio di Kakà è un deficit vistoso ma Inzaghi colma tutte le lacune.