CHE NOIA «MEDICAL INVESTIGATION»

Finalmente una serie americana di cui si può tranquillamente sconsigliare la visione, per la quale ci si può permettere di spendere qualcuno di quei giudizi usati a proposito delle nostre fiction: assenza di originalità, tendenza all'omologazione, sfruttamento di temi di moda. Medical Investigation (domenica su Raidue, ore 21) rientra in questa casistica, e se ne può fare a meno non solo perché, trattando di una équipe di ricercatori medici impegnati nel pronto intervento e nello studio di pericolose epidemie, ne trarrà giovamento la tranquillità dello spettatore già reso ansioso dalla realtà e forse poco propenso ad accollarsi pure le inquietudini veicolate da una fiction. Se ne può fare a meno anche perché questa serie ricalca, senza analogo genio narrativo, impostazione e atmosfere proprie di grandi successi come C.S.I. e Dottor House, puntando inoltre sulla paura generata dalla minaccia terroristica in seguito all'11 settembre, una paura allargatasi anche alla possibilità di eventuali attacchi epidemiologici. L'artificio non ha però avuto lo sperato successo nemmeno in America, dove la fiction è durata una sola stagione senza avere un seguito come accade in prodotti di ben altra levatura ed efficacia. Le vicende raccontate seguono il lavoro di una équipe medica composta da specialisti all'interno dell'Istituto Nazionale della Sanità ai quali il Governo ha dato carta bianca per prevenire e combattere ogni genere di epidemie batteriologiche o di altro genere. La guida il dottor Stephen Connor (Neal Mc Donough), che come spesso avviene in questo genere di fiction è tutto dedito alla professione, senza affetti e con una permanenza oraria nella propria casa vicina allo zero (dialogo cult: i suoi colleghi gli chiedono quali siano i suoi incubi notturni e lui risponde secco: «Per avere dei sogni dovrei prima dormire»). Lo affiancano nella ricerca medica la dottoressa Natalie Durant (Kelli Williams), esperta epidemiologa, il dottor Miles Mc Cabe, l'ispettore medico Frank Powell ed Eva Rossi (Anna Belknap) che ha il compito di tenere a bada i media quando l'équipe si trova in crisi. Medical Investigation non brilla per particolari qualità, né dal punto di vista dell'interpretazione che lascia abbastanza indifferenti né sotto il profilo dell'ideazione narrativa. Frequenti ad esempio le forzature della sceneggiatura, che nel tentativo di lasciare il segno si inventa storie improbabili, come nell'episodio di domenica scorsa: la ricomparsa dell'incubo del vaiolo, propagato dalla salma di un indiano rimasta congelata per duecento anni in un ghiacciaio, portata poi a valle dal disgelo e toccata imprudentemente da due bambini.