Che noia quei tre matti sul treno Meglio cambiare stazione

Dicono (i critici) che sia un genio il giovane, ma ormai non più giovanissimo, supereccentrico regista americano Wes Anderson. Il pubblico va più cauto, dopo essersi moderatamente divertito con I Tenenbaum (2001), quello dove Gene Hackman e soci indossavano sempre lo stesso abito sgargiante, ed essersi annoiato a morte con lo scombinato Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004). Tanto per cambiare anche a bordo de Il treno per il Darjeeling gli sbadigli prevalgono di gran lunga sulle risate. Viaggiano verso l’Himalaya i tre fratelli newyorchesi Francis (Owen Wilson), Peter (Adrien Brody) e Jack (Jason Schwartzman), riuniti dopo tanto tempo per trovare mamma Patricia (Anjelica Huston), fattasi sorprendentemente suora, dopo che un taxi l’ha resa vedova. Il primo ha la faccia tutta incerottata per un incidente di moto; il secondo, che aspetta un bebè dalla compagna Alice, durante una sosta compra un serpente velenoso al mercato; il terzo flirta (eufemismo) nella toilette con la disinvolta hostess Rita. Costretti a una discesa anticipata per i troppi casini, diventeranno eroi per caso. Una sgangherata e folle commediola on the train anziché on the road, preceduta da un inutile corto parigino, dove, del terzetto dei protagonisti, è presente soltanto Jason Schwartzman, che in albergo si sollazza appassionatamente con la graziosa, pur se più scheletrica di un fantasma, Natalie Portman. Corto e film sono collegati, avverte una nota della produzione. Sarà. L’applauso più convinto va a Bill Murray, che al via perde il treno e sparisce di scena.
IL TRENO PER IL DARJEELING (Usa, 2007) di Wes Anderson con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman. 94 minuti