Ma che noia quel film non finisce mai

Baricco? Pericolo. Dopo l'interminabile Leggenda del pianista sull'oceano di Giuseppe Tornatore, passato per il Festival di Cannes, ecco l'interminabile (ma, a rigor d'orologio, più breve) Seta, coproduzione italo-americo-giapponese diretta da François Girard, quello del vacuo Violino rosso.
Incluso comunque nella rassegna Première alla Festa di Roma, Seta racconta d'un francese (Michael Pitt, sosia nell'inespressività del nostrano Al Cliver), che va tre volte in Giappone per importare bachi da seta. Lo fa prima dell'apertura del canale di Suez, mettendoci un anno ogni volta. Là s'innamora non di una giapponese, ma di una cinese (Sei Ashina). Intanto la moglie sterile (Keira Knightley) capisce, patisce, deperisce. Idem lo spettatore. Si noti che la vicenda, fra 1861 e 1875, si conclude senza un cenno alla disfatta francese nella guerra contro la Prussia!
Un altro amore infelice, con morte di lei (Sabrina Impacciatore) per mano dell'altra lei (Donatella Finocchiaro), quello di Donne assassine di Herbert Simone Paragnani, un film-tv ammesso marginalmente alla Festa di Roma. Sebbene duri meno di un'ora, la voglia d'uscire prima della fine c'è. L'amore saffico e violento, involontariamente originato dal parroco (Giorgio Colangeli), è infatti rappresentato come un plagio, ma senza spiegarne le cause. I guardoni s'astengano: non c'è nulla da vedere.
E ce n'è poco anche nel documentario sui lavoratori interinali francesi dello spettacolo - tema non proprio di grande interesse in Italia - che Guido Chiesa ha montato insieme a dei brevi cartoni animati sul tema delle scienza e di alcuni monologhi di un meteorologo italiano. Ha intitolato il tutto Le pere di Adamo. Chiesa era già stato regista dell'apprezzabile Il partigiano Johnny in una Mostra di Venezia; dopo questa Festa di Roma gli chiediamo di tornare subito a Fenoglio.