Che noia la vita bohémien di un giovane intellettuale

Bambole russe è il seguito di L’appartamento spagnolo, commedia gradevole basata su liberi scambi sessuali e simpatiche farneticazioni giovanilistiche. Cinque anni dopo il protagonista, ancora l’inguardabile Romain Duris, sulla soglia dei trent’anni deve decidere cosa fare da grande. È un «ghostwriter», cioè scrive per altri senza poter firmare. Questo lo porta a Londra e Pietroburgo dove si spupazza giovani fanciulle in fiore, compresa una top model, seguitando a lamentarsi del suo stato, cosa di per sé intollerabile dal momento che, piccolo e bruttino, vive un’esistenza invidiabile per qualunque giovane sano di mente. Il regista e autore Cédric Klapisch vuol seguire le orme di Truffaut, con l’intento di trasformare il suo Xavier in un novello Antoine Doinel. C’è voluta una generazione per digerire quello, figurarsi questo epigono privo di fascino intellettuale. Tutto ciò che accade in Bambole russe appartiene alla stucchevole tradizione delle commedie francesi bourgeois e la regia complica le cose con soluzioni prive di significato.

BAMBOLE RUSSE di Cédric Klapisch (Francia, 2004) con Romain Duris, Kelly Reilly, Lucy Gordon. 123 minuti